Commento al Vangelo di Matteo 10,28
“NON ABBIATE PAURA DI QUELLI CHE UCCIDONO IL CORPO, MA NON HANNO IL POTERE DI UCCIDERE L’ANIMA” (Matteo 10, 28)

Parola di Gesù è per noi regola di vita. Nel mondo in cui viviamo, Gesù ci esorta a non avere paura delle difficoltà che possiamo incontrare e delle persone che in qualche modo possono fisicamente farci del male. La persecuzione non è mai mancata nella storia del Cristianesimo. Significativo è l’esempio delle grandi difficoltà che Gesù ha incontrato nella sua Missione sulla terra. A conti fatti, però, non è il male che vince, ma il bene; non dobbiamo lasciarci intimorire da chi ci perseguita. Per quanto possibile, è importante fare attenzione a certe situazioni pericolose in quanto il vero pericolo è di coloro che tentano di uccidere l’anima, con idee e strumenti che veramente possono danneggiare la vita spirituale.Oggi il demonio ha scatenato una vera battaglia grazie ai mezzi di comunicazione, che vengono utilizzati non sempre per necessità umane, ma per diffondere immagini e programmi pornografici. Si tratta veramente di veleni che inquinano l’anima fino a far compiere azioni peccaminose.
- Evitare il male e fare il bene
Come Cristiani dobbiamo impegnarci a fare il nostro possibile per evitare il male. Tutti siamo tentati dal demonio, ma attenzione, che ogni tentazione, anche se forte, non è mai più forte della nostra volontà. È il demonio che insinua il pensiero di non essere in grado di vincere la tentazione. Certamente, se vogliamo uscire vittoriosi da certe situazioni, è necessario ricorrere alla preghiera al santo Rosario, a delle semplici invocazioni come questa: Gesù, salvatore salvami, liberami. Se con vera fede ci mettiamo in preghiera, la vittoria è assicurata. Non deve mancare un efficace sostegno contro certe tentazioni e cioè dedicare tempo nel compiere atti di carità. Il tempo è oro e va speso bene, ma non in cose che non servono.
- Una verifica
Coscienti del valore della vita che il Signore ci ha donato, è certo il fatto che un giorno dovremo rendere conto di come abbiamo vissuto i nostri anni qui sulla terra. Nessuno potrà evitare quel giorno di giudizio, che fra l’altro non sappiamo quando avverrà, ma che sicuramente ci sarà. Ora, nel corso della vita, possiamo anche da soli verificare come vanno le cose. Infatti, se la vita che si conduce è in obbedienza ai Comandamenti del Signore, si sperimenta Amore, gioia e pace; quando si cede alla tentazione, non c’è amore, né gioia e tanto mano la pace. Questa è una esperienza che tutti siamo in grado di fare. Certamente tutto deve essere compiuto con grande sincerità e trasparenza, evitando di negare la verità a noi stessi.
- Non siamo soli
Nel cammino che stiamo facendo, non siamo soli, non siamo orfani. Anche se non abbiamo una famiglia, anche quando mancano i genitori, in forza del Battesimo oggi noi siamo membra, siamo parte viva di una famiglia spirituale, con Dio come Padre, Gesù come nostro Salvatore e lo Spirito Santo che illumina e sostiene il cammino che stiamo facendo. Non perdiamoci in vane considerazioni, ma viviamo con gioia quello che Gesù ci ha ottenuto con la sua Morte e Risurrezione.
Maria ci faccia sentire la gioia di essere veramente suoi cari figli.
Commento al Vangelo di Matteo 9,37-38
“LA MESSE È ABBONDANTE, MA SONO POCHI GLI OPERAI. PREGATE DUNQUE IL SIGNORE DELLA MESSE, PERCHE’ MANDI OPERAI NELLA SUA MESSE” (Matteo 9,37-38)

Il mondo oggi è un mare in tempesta, ma Gesù vede ancora molte persone in buone condizioni per un cammino cristiano. Quello che conta, ed è urgente, che ci siano persone disponibili ad aiutare queste persone nella loro crescita spirituale. Gesù ci esorta a non fermarsi di fronte alle difficoltà della vita, a non perdere tempo in vane considerazioni, ma a mettersi in preghiera supplicando “Il padrone della messe, perchè mandi operai nella sua messe”. Se questa preghiera viene fatta con fede, non mancherà una risposta positiva.
Compito di ogni di ogni cristiano è di non perdersi in cose di poco valore, ma trovare il tempo per mettersi in ginocchio e con perseveranza pregare perchè la Chiesa abbia sempre pastori bravi e capaci di guidare il popolo di Dio. Non lasciamoci scoraggiare dal momento particolare che oggi viviamo, dove molti dei nostri giovani sono ingannati anche dai mezzi di comunicazione che li distolgono dalle verità fondamentali della vita. Il demonio gioca tutte le sue carte e con malvagità inganna questa nostra gioventù e, in generale, le persone più semplici.
- Una buona strada
Sappiamo bene che nella vita non si può amare ciò che non si conosce. Pertanto, oltre alla preghiera, è bene che si faccia tutto il possibile per far conoscere ai nostri giovani la bellezza e la preziosità della persona di Gesù. Lui è davvero “Un tesoro nascosto”, coloro che hanno la grazia di trovarlo, arrivano a lasciare tutto pur di averlo. Questo è confermato dal Vangelo di quell’uomo che trovato nel campo un grande tesoro, vende tutto quello che possiede per arrivare a far suo il campo dov’è il tesoro. Questa sarebbe l’evangelizzazione da fare da parte di tutti, ma in prima persona da parte dei Ministri della Chiesa. Una strada buona da percorrere per aiutare i giovani a fare delle valide scelte vocazionali, è esortali a lavorare per aiutare chi ha bisogno di assistenza; fare opere di carità concrete, aiutando anche economicamente chi è in difficoltà. Non giova pensare tanto a sé stessi, ma avere il coraggio di guardare e dare sostegno a chi soffre. Si tratta insomma di riuscire a superare certe forme di egoismo per dare spazio e modo a iniziative che siano tutte rivolte a servizio dei fratelli. Se un giovane segue questa strada, facilmente poi arriva a fare scelte di piena Consacrazione al Signore, anche in terre di missione.
- Una maturità da raggiungere
Il Signore ci ha dato il dono della vita, arricchita da preziosi talenti, che dovremmo saper gestire nel migliore dei modi. Dalla nascita in poi ogni giorno dovrebbe essere vissuto in modo da crescere e maturare in tutti i sensi. Nei primi anni di vita è il genitore che guida e sostiene il cammino, ma poi con il passare degli anni, siamo noi stessi a condurre le cose in modo che la crescita sia positiva e si raggiunga la maturità. Purtroppo, per tante cause e per mancanza di veri maestri, questa graduale maturità non avviene. Ci sono persone che nonostante la loro età avanzata, ancora dimostrano segni di grande immaturità. Non guardiamo gli altri, ma riflettiamo su noi stessi e preghiamo molto lo Spirito Santo affinché sia Lui a farci capire cosa è importante fare per arrivare ad essere persone veramente mature. Se ciò non avviene, allora invecchiare diventa un peccato, nel senso che si perde del tempo prezioso.
Il Signore ci vuole pronti e capaci di fare bene e con maturità il nostro dovere, fino al giorno in cui si concluderà il nostro cammino per vivere per sempre nella gioia della vita eterna.
- Non perdere mai la speranza
Fino all’ultimo giorno che siamo sula terra, è sempre possibile mettere in pratica il verbo che ha fatto molti Santi: il verbo ricominciare. Abbiamo esempi storici di persone che sono passate da una vita disordinata a una maturità esemplare. Basti pensare a San Francesco.E allora diciamo come un giorno disse Sant Agostino: “Perchè loro e noi io?” Ci vuole coraggio è vero, ma la meta che ci attende è preziosa. Tutti possiamo arrivare a fare tanto bene ai nostri fratelli in difficoltà, con una scelta vocazionale coraggiosa. Ci vuole un bel colpo d’ala, chiediamolo alla nostra cara mamma celeste; sia Lei a farci comprendere quanto sia preziosa una vocazione al Sacerdozio o alla vita Religiosa.
Commento al Vangelo di Giovanni 6,58

“QUESTO E’ IL PANE DISCESO DAL CIELO… CHI MANGIA QUESTO PANE VIVRA’ IN ETERNO” (Giovanni 6,58)
L’Amore che Gesù ha per noi lo ha manifestato e oggi ancora lo manifesta, non solo con parole, ma con atti molto concreti e veramente miracolosi. Non sarebbe mai stato possibile per noi avere la possibilità di ricevere come segno di Amore il Corpo e il Sangue di Gesù. Già quando Gesù ha annunciato nella Sinagoga di Cafarnao, che avrebbe dato per noi come cibo spirituale il suo Corpo e il suo Sangue, tutti rimasero scandalizzati, ma Gesù lo confermò dicendo: “Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (v.56). Nonostante la nostra povertà, i nostri limiti e la nostra fragilità, Gesù ci viene incontro testimoniando, come detto, l’amore che ha per noi in un modo miracoloso: “Prendete e mangiate, questo è il mio Corpo”. Solo in Paradiso avremo la grazia di comprendere quale intensità d’Amore racchiude il dono che Gesù ci offre con l’Eucaristia. Adesso è bene non aspettare altro tempo per esprimere a Gesù tutta la nostra gioia e una grande riconoscenza per la possibilità di ricevere anche ogni giorno la Santa Eucaristia.
- Il nostro atto di fede
Come possiamo, noi che siamo così poveri e limitati, arrivare a ricevere Gesù nelle condizioni che merita un Sacramento così grande e misterioso? Gesù conosce bene come siamo e quello che possiamo fare, sa bene che non siamo dei santi, ma ancora delle creature fragili; quello che dobbiamo fare è credere fermamente alla sua Parola: Questa, infatti, è la fede: Riconoscere il valore, l’autorità e l’autorevolezza della Parola che Gesù dice. Quello che Gesù vuole da noi è di esprimere con sincerità quello che sappiamo dire e quello che sappiamo fare evitando parole e gesti formali. Gesù vuole la sincerità del cuore. Nessuno più di Lui conosce quello che siamo nel profondo del nostro essere; quindi, è importante mettersi nelle sue mani senza formali preoccupazioni e nella massima trasparenza.
- Il nostro impegno
Sappiamo bene quanto sia necessario e importante fare la volontà di Dio; ecco, Gesù chiede a coloro che intendono seguirlo tre cose: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la tua croce e mi segua” (Mt.16,24). Ma in risposta a quel giovane ricco che un giorno gli ha chiesto cosa dovesse fare per avere la vita eterna, Gesù rispose: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. (Mt. 9,21). Questo è quanto dovremmo fare se nel cuore e nella mente abbiamo la volontà di seguire Gesù. Non a tutti è richiesto quello che Lui ha suggerito al giovane ricco, ma per tutti è importante essere umili mettendo da parte il nostro io, portare con rassegnazione ogni giorno la propria croce e, in termini concreti e perseveranti, obbedire alla sua Parola. Dobbiamo fare attenzione al demonio che fa di tutto per impedire ogni nostro buon proposito, caricandoci di paure e di atti di falsa umiltà.
“La paura è la coda del diavolo” come dice il Santo Curato D’Ars. Mettiamoci con piena fiducia nelle mani di Gesù e di Maria e sempre troveremo la forza per vincere le difficoltà che la vita terrena oggi comporta. Maria ci sostenga in questo cammino.
NEL NOME DEL PADRE
NEL NOME DEL PADRE, DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO.

Tutte le azioni liturgiche iniziano con il segno della croce e con le parole: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Questo conferma quanto sia importante pregare la Santissima Trinità.
Non sempre però quando facciamo il segno della Croce pensiamo a Dio che è il creatore del cielo e della terra, non pensiamo a Gesù che ci ha salvati con la sua Passione morte e Risurrezione e neppure pensiamo allo Spirito Santo che ci santifica con la potenza del suo Amore. Dobbiamo fare bene il segno della Croce evitando la fretta, e pensare alle parole che pronunciamo.
- La voce dei Santi
Santa Caterina da Siena parlando della Santissima Trinità così diceva: “Trinità eterna, sei un mare profondo, inesplorabile”. Noi siamo limitati, come possiamo esplorare la profondità di questo mare? Con umiltà accettiamo i nostri limiti.
La Beata Elisabetta della Trinità. Dopo la sua morte è stata trovata una parte della preghiera sulla Santissima Trinità che lei diceva ogni giorno: “O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente in Te, immobile e quieta come se la mia anima fosse nell’eternità. Che niente possa turbare la mia pace o farmi uscire da Te, mio immutabile, ma che ogni istante, mi conduca addentro nella profondità del tuo mistero”. Questa è una preghiera che dobbiamo fare nostra.
Santa Teresa Benedetta della Croce. (Edith Stein) ha scritto: “L’Amore, nella sua più alta espressione, è una fusione di Esseri in un mutuo e volontario abbandono; tale è la vita intima della Trinità di Dio”.
Santa Teresa del Bambino Gesù, così si esprimeva: “Quale felicità pensare che Dio, Trinità intera, ci guarda e in noi si compiace”.
Partecipiamo alla santa Messa, cerchiamo di fare attenzione quando il Sacerdote prima del Padre nostro, alza il calice e l’Ostia grande dicendo: “Per Cristo, con Cristo, in Cristo, a te Dio Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
- La nostra preghiera
Noi non siamo in grado di formulare preghiere particolari alla Santissima Trinità; quello che possiamo fare è meditare su quello che hanno detto i Santi sulla Trinità e, in particolare, su quello che avviene durante la Celebrazione dell’Eucaristia. Con semplicità e con fede sempre abbiamo la possibilità di trasformare il segno della Croce in un momento di meditazione e di Adorazione alla persona del Padre, alla persona del Figlio e alla persona dello Spirito Santo. Non occorre fare questo più volte, ma dare tutto il tempo possibile ogni volta che pronunciamo il nome delle tre persone della Santissima Trinità. Gioverà molto in questo atto di vita spirituale, invocare particolarmente lo Spirito Santo, perchè sia Lui a donarci “Luce” e “forza” per comprendere bene la preghiera che stiamo facendo. Da soli non siamo in grado di manifestare la nostra Lode e Adorazione alla Santissima Trinità.
Maria, ci renda capaci di immergerci in questo grande mistero Trinitario.
Meditando Pentecoste Atti 2,2
VENNE ALL’MPPROVVISO DAL CIELO UN FRAGORE, QUASI UN VENTO CHE ABBATTE IMPETUOSO, E RIEMPI’ TUTTA LA CASA DOVE STAVANO” (Atti 2,2)

La promessa fatta da Gesù agli Apostoli, sulla discesa dello Spirito Santo, si è puntualmente compiuta nel giorno della Pentecoste. In quel giorno gli Apostoli erano riuniti con Maria nel Cenacolo. È bello pensare a questa comunione di vita e di preghiera con Maria. Quel giorno “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano”. Quello fu un evento che scosse tutti i presenti nel Cenacolo; il fatto non generò paura, ma una emozionante attesa. La forza dello Spirito Santo li ha raggiunti con il suo misterioso e potente Amore.
- Un segno visibile
Poche volte avviene che certe verità soprannaturali vengano annunciate anche con segni visibili; in quel giorno questo è avvenuto. Gli Apostoli con Maria, non si erano ancora resi conto di ciò che era successo, quando su ciascuno di loro apparve una piccola fiamma di fuoco come segno visibile di una potenza d’Amore invisibile. Questa è stata una prova visibile dell’azione dello Spirito Santo. Da quel momento gli Apostoli, che prima erano intimoriti e incapaci di testimoniare la preziosa esperienza fatta con Gesù, si sentirono in grado di affrontare ostacoli e incomprensioni che sino ad allora consideravano insuperabili. Fu così che Pietro per primo parlò alle persone accorse per quel fenomeno e parlò con una forza persuasiva tale da convertire più di tremila persone.
- Testimoni, non predicatori
La missione degli Apostoli, dopo la discesa dello Spirito Santo, è stata una vera testimonianza. Essi hanno annunciato, con un fervore particolare, la verità di Gesù risorto e di tutto quello che ha fatto durante la sua missione fino alla morte in croce. Tutto questo è ben visibile come si legge nella prima Lettera dell’Apostolo Giovanni: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contempliamo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita, la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi” (prima Gv. 1-2).
Queste parole dell’Apostolo non hanno bisogno di commento, ma di una seria e prolungata meditazione, da fare in un clima di silenzio e di raccoglimento.
- La nostra risposta
Nel mondo in cuoi viviamo molti sono i falsi testimoni, dobbiamo quindi fare molta attenzione a certi messaggi. Sempre dobbiamo invocare lo Spirito Santo perchè sia luce per comprendere bene la verità del Vangelo. I Santi ci hanno lasciato studi e preziose riflessioni su certe verità; pertanto, abbiamo il dovere di consultare i loro scritti. È bene anche con umiltà confrontarsi con persone che vivono intensamente la vita spirituale; l’esperienza spirituale di certe persone è sempre un grande valore. Per tutti valga quella verifica che San Paolo propone con i tre frutti dello Spirito Santo: Amore, gioia e pace. Questi sono i segni che confermano se siamo nella verità; ben diverso è lo stato d’animo quando si naviga in acque sbagliate.
Che la nostra cara mamma del cielo, ci mantenga sempre sulla strada giusta.
Commento al Vangelo di Matteo 28,20

“ED ECCO, IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI, FINO ALLA FINE DEL MONDO” (Matteo 28,20)
Nel giorno in cui Gesù, sotto gli occhi dei suoi discepoli saliva al cielo, ha dato a tutti una preziosa e felice testimonianza: “Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Questa è una verità di fede che dobbiamo sempre avere presente nella mente e nel cuore. La presenza di Gesù è un dono grande, prezioso e tanto efficace per il cammino che stiamo facendo sulla terra. Da soli non siamo in grado di affrontare nel modo giusto e con efficacia le situazioni, i problemi della vita. Siamo limitati e fragili, questo è ciò di cui dobbiamo prendere atto e da tenere sempre in giusta considerazione quando facciamo le cose.
- L’ascensione di Gesù al cielo
Gesù un giorno ha assicurato agli Apostoli la sua presenza, ma non più in modo visibile come era stato fino a quel momento. Infatti, quaranta giorni dopo la sua Risurrezione, è andato con i suoi discepoli verso Betania, e dopo un saluto “Li Benedisse, e mentre li benediceva si staccò da loro e veniva portato su in cielo” (Lc. 24,51). Da allora, la sua reale presenza non è più visibile con i nostri occhi, ma nel tempo è testimoniata con miracoli Eucaristici, che sono avvenuti anche in questi anni (vedi l’ultimo miracolo avvenuto in India nel 2013 e confermato dalla Sante Sede nel 2025). L’Ascensione di Gesù non è quindi da considerare un momento di abbandono, ma la conferma della sua Presenza, con modalità diverse.
- “Tonarono a Gerusalemme con grande gioia”
Fortemente emozionati dall’esperienza avuta nel vedere Gesù salire al cielo, sconvolti ma anche pieni di gioia, i discepoli tornarono a Gerusalemme. In quel momento nessuna cosa poteva bastare per rasserenare le loro anime, allora si ritirarono nel Tempio per riflettere e ringraziare Dio per il dono ricevuto. Oggi noi viviamo questa realtà dell’Ascensione in modo diverso; celebriamo questo evento come “memoria”, e come rendimento di grazie. Sull’esempio degli Apostoli, è importate anche per noi sostare davanti all’Eucaristia per rinnovare la nostra fede in tutto quello che Gesù ha vissuto e compiuto per la nostra salvezza.Gesù, risponde alla nostra Adorazione con la potenza del suo Amore misterioso; un Amore che riempie il cuore dell’Adoratore e che raggiunge tanti altri fratelli che sono in difficoltà. Per questo l’Adorazione Eucaristica assume anche un valore missionario, un aiuto per chi sta vivendo momenti difficili.
- Un cammino di attesa
Dopo l’evento dell’Ascensione, gli Apostoli hanno portato avanti un cammino semplice e impegnato nella quotidianità delle cose. Ben presto poi si è compiuta la promessa fatta da Gesù quando disse: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito che rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere” (Gv.14,15-17). Viviamo con gioia anche noi in attesa della Pentecoste che con la sua potenza, sarà per tutti: luce per capire le scelte che dobbiamo fare e forza per mettere in pratica quello che ci viene richiesto.
Con Maria, viviamo serenamente questo tempo di attesa dello Spirito Santo.
Commento al Vangelo di Giovanni 14,18

“NON VI LASCERO’ ORFANI: VERRO’ DA VOI” (Giovanni 14,18)
Viviamo sulla terra in condizioni difficili e fra tanti pericoli, ma a nostro conforto siamo sempre assicurati dalla presenza di Gesù. Specialmente quando infuria la tempesta per certi problemi, è davvero una grazia, rendersi conto che non siamo soli a combattere la buona battaglia. Chi ama, non lasca mai sola la persona amata e l’Amore che Gesù ha per noi lo conferma Lui stesso con una affermazione cha fa sussultare il cuore: “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi” (Gv.15,9): un Amore non certo meritato, ma che Gesù assicura a tutte le persone, vicine e lontane da Lui.
- “Non vi lascerò orfani“
Per tre volte Gesù ha parlato ai suoi discepoli di come si sarebbe conclusa la sua missione sulla terra e cioè con la sua condanna a morte e poi la Risurrezione. Ogni volta però gli apostoli rimasero stupiti per queste rivelazioni, e non compresero pienamente il significato delle sue parole. In un’altra occasione, Gesù disse: “Voi mi cercherete, ma come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io voi non potete venire” (Gv.14,33). Queste parole hanno provocato in loro tristezza e la paura di rimanere soli senza una guida e un maestro in mezzo a tanti pericoli e problemi della vita. Ben presto Gesù li ha assicurati dicendo: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”. Così è stato un sussulto dopo un altro, prima il non capire dove Gesù sarebbe andato, poi il fatto che non lo avrebbero potuto seguire, quindi la paura di rimanere soli e in ultimo l’annuncio che sarebbe tornato, ma da dove e quando. Seguire Gesù è possibile solo e nella misura in cui si procede con la massima fiducia nella sua Parola, che non sempre è comprensibile a noi persone limitate, sia nel pensiero che nelle azioni.
- “Abbiate fede“
Gesù si rese ben conto della difficoltà che stavano vivendo i suoi Apostoli intervenendo con una esortazione molto importante: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (Gv.14,1). Prezioso e importante è questo richiamo anche per noi oggi. Ogni giorno, dovremmo avere e rinnovare la piena fiducia in Gesù, nella sua Parola. Questa è la fede! Avere fiducia proprio quando non riusciamo a comprendere il significato e il contenuto della verità che Gesù rivela. “Abbiate fede“! Se questo avviene, se abbiamo veramente fiducia, troviamo la pace nel cuore, mentre se ci fermiamo soltanto a quello che la nostra mente umana può comprendere, si arriva a una forma di aridità spirituale.
- Il gioioso annuncio
Gesù non ha lasciato in difficoltà i suoi Apostoli e, dopo averli esortati ad avere fiducia in Lui, li ha rasserenati dicendo: “Vado a prepararvi un posto…perchè dove sono io siate anche voi” (Gv.14,2-3). Non dice quale sarà questo posto, ma il fatto che coincida con quello in cui si troverà lui, conferma che sarà un luogo di grande privilegio. Oggi noi, che siamo così preoccupati per l’andamento del mondo, dobbiamo restare sereni e aiutare gli altri a credere a tutto ciò che Gesù dice.”
Con Maria viviamo con gioia l’attesa del giorno in cui saremo sempre con Gesù.
Commento al Vangelo di Giovanni 14,11
“CREDETE IN ME, IO SONO NEL PADRE E IL PADRE È IN ME” (Giovanni 14,11)

Alcune verità non sono facilmente riconoscibili sono nascoste e per conoscerle bisogna avere pazienza e una ferma volontà di scoprirle. Questo è vero sempre, ma in modo particolare per quanto riguarda la persona di Gesù. Lui è davvero un Tesoro nascosto.
Conoscendo i limiti delle nostre facoltà umane, più volte Gesù ha rivelato ai suoi discepoli alcuni aspetti della sua persona e della sua missione. Così un giorno, rispondendo a una domanda fatta dall’Apostolo Tommaso, Gesù disse: “Credete in me, io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv.14,11). Parole e affermazioni come questa non sono di facile comprensione. Che cosa vuol dire: “Io sono nel Padre e il Padre è in me?” Certamente Gesù parla di una particolare intimità far Lui e il Padre. Quale sia il valore e la intensità di questa comunione, di questa intimità, noi uomini non siamo in grado ci comprenderlo. È sempre un errore pretendere di conoscere in tutti i modi alcune verità che riguardano Dio.
- Essere umili
La persona umile, si rende conto di quello che effettivamente è, dei suoi limiti e di non essere in grado di comprendere situazioni ed eventi che superano le proprie facoltà mentali. Così quando si pensa di conoscere tutto di Dio, di conoscere tutti i suoi pensieri, tutto quello che Dio intende fare, alla fine si stravolge e si arriva a negare il loro vero contenuto. È così che nascono le crisi di fede. Basta pensare all’Eucaristia; o si accetta la Parola di Gesù che dice: “Questo è il mio Corpo”, oppure si nega la verità contenuta. Dovremmo invece tener presente che Gesù, in quanto Dio, è in grado di rendere possibile, l’impossibile umano. Infatti, quando Gesù a Cafarnao ha detto che “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv.6,56), tutti si sono scandalizzati, ma quello che ha detto a Cafarnao poi lo ha realizzato e costituito Sacramento nell’ultima cena dicendo: “Fate questo in memoria di me” (1 Cor.11,24). Questa è La grande verità che dobbiamo credere con fermezza, senza esitazioni.
- “Io sono nel Padre e il Padre è in me“
L’intimità che Gesù ha rivelato e cioè di essere “Nel Padre e il Padre in lui”, è una gioia e una grazia per tutti. Quando riceviamo l’Eucarestia, di fatto riceviamo anche il Padre e quindi anche lo Spirito Santo. Ci rendiamo conto della preziosità di ciò che possiamo ricevere e vivere? Non è un nostro compito cercare di conoscere i particolari di questo mistero, ciò che conta è la grazia di poterlo ricevere, di poter essere raggiunti e beneficati da un dono così prezioso.
Come Cristiani, apriamo il nostro cuore con generosità e con semplicità al dono del’Eucarestia che Gesù ci offre. Esprimiamo la nostra gioia per la gratuità di questo Dono, e cerchiamo di corrispondere a questa Grazia non con semplici parole, ma con l’obbedienza alla volontà di Dio. Se abbiamo la saggezza di “credere” a questa verità, sperimenteremo quella pace di cui tutti abbiamo bisogno.
Davanti all’Eucaristia mettiamoci in ginocchio e con parole che nascono dal cuore diciamo a Gesù che gli vogliamo bene, tanto bene, tutto il bene possibile.
Maria, ci aiuti a ricevere con fede e con amore il sacramento dell’Eucarestia.
Commento al Vangelo di Giovanni 10,7
IN VERITA’, IN VERITA’ IO VI DICO: IO SONO LA PORTA DELLE PECORE” (GV. 10,7)

In diverse occasioni Gesù si è presentato con immagini molto significative. Gesù ha sempre cercato di aiutare le persone a comprendere lo scopo della sua missione sulla terra con affermazioni molto chiare e autorevoli come la seguente: “Io sono venuto perchè abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (v.10), oppure con immagini e similitudini da interpretare bene. Così è stato quando disse: “In verità, in verità io vi dico: Io sono la porta delle pecore”. Di seguito poi Gesù ha precisato dicendo; “Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (v.9).Gesù con questa similitudine fa capire che la verità ha un’unica sorgente e quindi tutti dobbiamo fare attenzione per non essere ingannati dall’astuta azione di certi maestri che sono portatori di false verità.
- Gesù è la verità
Viviamo in un momento storico dove ci sono molti falsi testimoni e cioè persone che senza scrupoli parlano e interpretano la Sacra Scrittura secondo un loro modo di pensare e altri che presentano la Parola di Dio, ma non nella sua integrità, cioè scelgono quelle parti che a loro interessano per sostenere idee e principi sbagliati. Gesù conferma dicendo: “Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti” (v.8). Questi falsi testimoni fanno leva su persone semplici, cha non hanno sempre la capacità di comprendere bene quale sia la giusta verità. Un giorno tutti dovranno rendere conto al Signore del male che hanno fatto allontanando persone semplici dalla verità della fede.
- L’azione dello Spirito Santo
Tutti, ma in modo particolare coloro che non hanno la passibilità di fare studi di approfondimento della Sacra Scrittura, dobbiamo invocare lo Spirito Santo affinchè ci aiuti a comprendere quale sia la vera sorgente della verità. Ecco perchè Gesù si presenta come la porta delle pecore. Non lasciamoci ingannare. Una semplice verifica sulla verità la possiamo avere anche noi facendo riferimento ai primi tre frutti dello Spirito Santo che San Paolo elenca nella Lettera ai Galati, (5,22) “Amore, gioia, Pace”. Chi si avvicina e crede a Gesù unica sorgente della verità, sperimenta nel suo cuore Amore gioia e pace, ma chi si allontana da Gesù e tenta di entrare per altre porte, non sperimenta la vera pace e cade in una forma di aridità spirituale che comporta tanta tristezza.
- Un atto di affidamento
Nella vita una virtù che tutti dovremmo mettere in pratica è l’umiltà. Siamo fragili e limitati pertanto, dobbiamo avere il coraggio di verificare ogni tanto, con persone autorevoli, se siamo sulla strada giusta. La parola di Dio non cambia, non invecchia, non perde la sua misteriosa forza e la luce che contiene. La Parola di Dio è per tutti luce sul nostro cammino. A Gesù, nostro vero maestro, fonte unica della verità, ci dobbiamo affidare completamente.
Seguiamo l’esempio di Maria e dichiariamo la nostra disponibilità al Signore con le sue stesse parole: “Avvenga di me secondo la tua parola” (Lc.1,38).
Commento al Vangelo di Luca 24,15-16
“GESU’ IN PERSONA SI AVVICINO’ E CAMMINAVA CON LORO, MA I LORO OCCHI ERANO IMPEDTI A RICONOSCERLO” (Luca 24,15-16)

L’evento della condanna a morte di Gesù aveva scosso molti abitanti di Gerusalemme. Gli autori di una tale condanna devono aver vissuto un tormento gravati da tanti dubbi. Il Vangelo parla poi di due discepoli che tornavano da Gerusalemme verso Emmaus, sofferenti e delusi per come si era conclusa la vita di Gesù.
- Gesù camminava con loro
Ai due discepoli di Emmaus, Gesù Risorto ha concesso una grande grazia e, proprio mentre erano in cammino, si è affiancato ad essi senza rivelare chi fosse. Questo avviene anche oggi, Gesù è presente; cammina con noi; conosce bene ciò che avviene di bene e di male, le riuscite e le sconfitte nelle nostre giornate. Siamo noi, che distratti e distolti da tante preoccupazioni umane, diventiamo incapaci di avvertire e gioire per questa presenza, così importante per la nostra vita.
Vedendo i due discepoli così preoccupati, Gesù chiese: ” Che cosa sono questi discorsi che state facendo fra voi lungo il cammino? (v.17). Si fermarono con il volto triste e uno di loro disse: “Solo tu sei così forestiero a Gerusalemme! Non sai che cosa è accaduto in questi giorni? Domandò loro: Che cosa?” (v.18) Allora quel discepolo raccontò tutto ciò che era successo, concludendo: “Noi speravamo che fosse Lui il liberatore di Israele” (v.21).
- La grande catechesi fatta da Gesù.
Dopo l’ascolto del discepolo, Gesù è intervenuto con decisione, iniziando con un severo rimprovero per l’incredulità dimostrata anche nei confronti delle Scritture, dicendo loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i Profeti” (v.25). Oggi, lo stesso rimprovero Gesù lo pronuncia verso tutti coloro che si lasciano trascinare dalla mentalità del mondo, mettendo in dubbio tutto ciò che non è fisicamente sperimentabile. Purtroppo, facilmente ci dimentichiamo che siamo persone limitate, bisognose di riferimenti a maestri saggi e Santi.
Detto questo, Gesù “Cominciando da Mosè e da tutti i Profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui” (v.27). Come Cristiani è importante credere con fermezza e senza esitazioni in tutto quello che Gesù ha vissuto con la sua Passione, morte e Risurrezione. Da quei due discepoli Gesù si aspettava un comportamento diverso e non soffocato da dubbi e paure.
- La miracolosa rivelazione
Stava scendendo ormai la sera quando il misterioso pellegrino, in procinto di proseguire il suo cammino, fu calorosamente invitato a fermarsi da loro: “Resta con noi, perchè ormai si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” (v.29), Gesù accettò l’invito e quando fu a tavola con loro: “Prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero” (v.30). Stupore, meraviglia e gioia fu vedere Gesù in persona. “Ma egli sparì dalla loro vista” (v.31). È facile comprendere a quel punto l’emozione e il forte desiderio di ritornare a Gerusalemme per annunciare agli Apostoli la loro felice esperienza. Ma noi, oggi, come viviamo questa esperienza dei discepoli di Emmaus? Aspettiamo altre conferme? Siamo anche noi “Tardi e duri di cuore”?
Maria ci aiuti a vivere la presenza di Gesù, che oggi e sempre cammina con noi
