Commento al Vangelo di Luca 24,15-16
“GESU’ IN PERSONA SI AVVICINO’ E CAMMINAVA Â CON LORO, MA I LORO OCCHI ERANO IMPEDTI A Â RICONOSCERLO” (Luca 24,15-16)

L’evento della condanna a morte di Gesù aveva scosso molti abitanti di Gerusalemme. Gli autori di una tale condanna devono aver vissuto un tormento gravati da tanti dubbi. Il Vangelo parla poi di due discepoli che tornavano da Gerusalemme verso Emmaus, sofferenti e delusi per come si era conclusa la vita di Gesù.
- Gesù camminava con loro  Â
Ai due discepoli di Emmaus, Gesù Risorto ha concesso una grande grazia e, proprio mentre erano in cammino, si è affiancato ad essi senza rivelare chi fosse. Questo avviene anche oggi, Gesù è presente; cammina con noi; conosce bene ciò che avviene di bene e di male, le riuscite e le sconfitte nelle nostre giornate. Siamo noi, che distratti e distolti da tante preoccupazioni umane, diventiamo incapaci di avvertire e gioire per questa presenza, così importante per la nostra vita.
Vedendo i due discepoli così preoccupati, Gesù chiese: ” Che cosa sono questi discorsi che state facendo fra voi lungo il cammino? (v.17). Si fermarono con il volto triste e uno di loro disse: “Solo tu sei così forestiero a Gerusalemme! Non sai che cosa è accaduto in questi giorni? Domandò loro: Che cosa?” (v.18) Allora quel discepolo raccontò tutto ciò che era successo, concludendo: “Noi speravamo che fosse Lui il liberatore di Israele” (v.21).
- La grande catechesi fatta da Gesù.     Â
Dopo l’ascolto del discepolo, Gesù è intervenuto con decisione, iniziando con un severo rimprovero per l’incredulità dimostrata anche nei confronti delle Scritture, dicendo loro: “Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i Profeti” (v.25). Oggi, lo stesso rimprovero Gesù lo pronuncia verso tutti coloro che si lasciano trascinare dalla mentalità del mondo, mettendo in dubbio tutto ciò che non è fisicamente sperimentabile. Purtroppo, facilmente ci dimentichiamo che siamo persone limitate, bisognose di riferimenti a maestri saggi e Santi.
Detto questo, Gesù “Cominciando da Mosè e da tutti i Profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a Lui” (v.27). Come Cristiani è importante credere con fermezza e senza esitazioni in tutto quello che Gesù ha vissuto con la sua Passione, morte e Risurrezione. Da quei due discepoli Gesù si aspettava un comportamento diverso e non soffocato da dubbi e paure.
- La miracolosa rivelazione Â
Stava scendendo ormai la sera quando il misterioso pellegrino, in procinto di proseguire il suo cammino, fu calorosamente invitato a fermarsi da loro: “Resta con noi, perchè ormai si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” (v.29), Gesù accettò l’invito e quando fu a tavola con loro: “Prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero” (v.30). Stupore, meraviglia e gioia fu vedere Gesù in persona. “Ma egli sparì dalla loro vista” (v.31). È facile comprendere a quel punto l’emozione e il forte desiderio di ritornare a Gerusalemme per annunciare agli Apostoli la loro felice esperienza. Ma noi, oggi, come viviamo questa esperienza dei discepoli di Emmaus? Aspettiamo altre conferme? Siamo anche noi “Tardi e duri di cuore”?
Maria ci aiuti a vivere la presenza di Gesù, che oggi e sempre cammina con noi
Commento al Giovanni 20,28-29
“RISPOSE TOMMASO: MIO SIGNORE E MIO DIO! Â GESU’ GLI DISSE: PERCHE’ HAI VEDUTO, TU HAI Â CREDUTO; BEATI QUELLI CHE NON HANNO Â VISTO E HANNO CREDUTO” (Giovanni 20,28-29)

L’esperienza che Tommaso ha vissuto rimarrà per sempre impressa nella sua vita. Prima una grave mancanza di fede, negando la grande testimonianza che gli Apostoli gli avevano reso dicendo: “Abbiamo visto il Signore” (v.25/a). Sul momento questa notizia gli è sembrata così grande, da non poterla accettare; infatti, ha risposto più con emozione che con cattiveria. “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” (v.25/b). Questa insistenza nel precisare così tanto il contenuto della sua negazione, conferma che ciò che ha detto era frutto anche di una forte emozione.
- Il richiamo di Gesù
Alla mancanza di fede dell’Apostolo Tommaso, Gesù stesso è intervenuto, non con parole, ma con una nuova apparizione: “Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: Pace a voi! Poi disse a Tommaso: Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!” (vv.26-27). Una tale testimonianza poteva provocare un vero infarto. Tommaso non è svenuto, ma certamente avrebbe potuto rifiutare di mettere la sua mano nelle ferite della mano e del costato. Gesù ha chiesto proprio questo e cioè un contatto fisico con il suo corpo. La reazione dell’Apostolo fu come un grido carico di fede: “Mio Signore e mio Dio” (v.8).
- Credere per capire
Oggi noi tendiamo ad essere come Tommaso: Vorremmo vedere e toccare per capire. Gesù stesso ci esorta invece a procedere in modo diverso e cioè: Credere per capire, avere cioè fiducia piena nella sua Parola, senza quella pretesa che Tommaso ha voluto avere. Al significativo atto di fede di Tommaso, Gesù così ha risposto: “Perchè mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto” (v.”9). Queste sante parole di Gesù sono per noi un forte richiamo e una vera consolazione. Se abbiamo fiducia nella Parola di Gesù, senza la pretesa di vedere e di toccare,raggiungiamo la santità . Questo è ciò che siamo chiamati a mettere in pratica come Cristiani.
- La presenza di Gesù nell’Eucaristia
Oggi abbiamo fra le mani un miracolo vivente: l’Eucaristia. Quell’Ostia che vediamo davanti ai nostri occhi è il corpo di Gesù, nascosto sotto i veli di quello che prima era soltanto pane. Molti sono i miracoli che confermano la presenza di Gesù in quell’Ostia bianca. Da considerare che la conferma della presenza di Gesù nell’Eucaristia è stata data non solo da coloro che nella Chiesa hanno l’autorità di farlo, ma anche dalla scienza a cui più volte i frammenti di quell’Ostia sono stati sottoposti a rigorosi esami scientifici. Ogni persona è libera di pronunciarsi come vuole, ma la parola della Chiesa, sostenuta dalla testimonianza di tanti Santi, ci presenta con immensa gioia la verità dell’Eucaristia anche con solenni canti: “In quell’Ostia consacrata sei presente o Gesù mio, vero uomo e vero Dio“.
Con Maria, nostra cara mamma, ringraziamo Gesù per la sua presenza fra noi.
Commento al Vangelo Matteo 28,5
L’ANGELO DISSE ALLE DONNE: VOI NON ABBIATE PAURA! SO CHE CERCATE GESU’,  IL CROCIFISSO, NON È QUI, È RISORTO”.                 (Matteo 28,5)

Viviamo con gioia l’evento della Risurrezione di Gesù. Questo è il vertice che Gesù ha raggiunto nella la sua missione sulla terra. Con la sua morte e Risurrezione, Gesù non solo ha riaperto le porta del Paradiso, ma ha fatto in modo che la storia della nostra vita terrena avesse davanti a sé un futuro di vita nuova.
- Testimonianze
L’evento della Risurrezione di Gesù è stato testimoniato da persone semplici, così come il Signore ha voluto.“Maria di Magdala e l’altra Maria, all’alba del primo giorno della settimana, andarono a visitare la tomba”. Trovarono rotolata via la pietra che chiudeva il sepolcro e apparve loro un Angelo che disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il Crocifisso, non è qui, È RISORTO, infatti, come aveva detto venite, guardate il luogo dove è stato sepolto” (vv.5-6). Stupore, meraviglia, ma anche paura di fronte alla visione e alle parole dell’Angelo. Queste donne, per prime ebbero l’annuncio del grande evento della Risurrezione di Gesù. Emozionate, ma anche ricolme di grande gioia, subito sono andate a portare la notizia ai discepoli, che erano riuniti nel Cenacolo.
- Il nostro atto di fede
Quello che è avvenuto in quel momento è ben documentato dai Vangeli. Oggi, come Cristiani, siamo chiamati a testimoniarlo con il nostro atto di fede. Quello che è stato nel tempo, è da vivere nel momento presente in modo particolare nella Santa Eucaristia, dove noi abbiamo la grazia della presenza del Risorto. L’annuncio che quelle donne hanno portato con gioia agli Apostoli oggi lo annunciano anche a noi. Questa testimonianza è una Grazia, è un dono prezioso e così facendo, partecipiamo anche noi a tutti i benefici che comporta la Risurrezione di Gesù. La Redenzione dei nostri peccati; la porta del Paradiso che si apre per tutti; il Risorto che ci segue nella nostra vita quotidiana, infatti Cammina con noi; la sua presenza nella barca in cui siamo, ci garantisce una navigazione sicura e serena. Se abbiamo la volontà e la perseveranza di testimoniare nella nostra vita quotidiana la nostra fede nel Risorto, gli ostacoli che la vita terrena comporta per tutti saranno facilmente superati. Tutto dipende dal nostro atto di fede e cioè della piena fiducia nella sua Parola.
- Sono risorto e sono con voi.
La vita non è facile per nessuno. Molte sono le preoccupazioni che ci assillano. Tutti abbiamo le nostre fragilità spirituali, ma anche fisiche. Il momento storico che stiamo attraversando, desta preoccupazioni per le guerre che sono in atto e il disordine morale inquina l’andamento delle nostre famiglie. Si può ben dire che si naviga in un mare molto agitato. La speranza è di avere Gesù sulla stessa barca in cui siamo. Oggi Gesù lo conferma: Sono risorto e sono con voi.
Come un bambino che quando ha paura si aggrappa alla mamma, stringiamoci anche noi alla nostra cara mamma del cielo; Lei ci terrà sotto il suo manto.
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Commento alla Lettera ai Filippesi 2,6-7
“GESU’ PUR ESSENDO DI NATURA DIVINA…  SPOGLIO’ SÉ STESSO, ASSUMENDO LA  CONDIZIONE DI SERVO” (Filippesi 2,6-7)

Solo nella vita futura avremo la capacità di comprendere il valore, la preziosità e l’efficacia del grande gesto di Gesù che “Pur essendo di natura Divina… spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo”. Viviamo con gioia e con grande riconoscenza questo evento storico di Gesù, che ha unito alla sua natura Divina la natura umana. Quello che per noi è importante sapere, è che Gesù ci ha salvato e ci salva proprio in forza della sua Incarnazione. Gesù ha pagato per noi tutte le conseguenze del peccato originale e se noi ci confessiamo con sincerità e con fede, oggi paga anche il debito dei nostri peccati. Questo è il prezioso dono che Dio Padre ha fatto all’umanità , per mezzo del suo Figlio Gesù.
- Il Salvatore
Gesù, vero Dio e vero uomo è il Salvatore dell’umanità . È importante avere sempre chiara coscienza di quello che Gesù è per noi, di quello che ha fatto e continua a fare per noi. Egli ci ha amato e ci ama, non con semplici parole, ma con atti molto concreti; basti pensare al Sacramento dell’Eucaristia, che grazie a Lui oggi possiamo non solo Adorare, ma anche ricevere. Con l’Eucaristia Gesù ha reso possibile l’impossibile umano. Ci rendiamo conto di questo prezioso dono? Prendiamo coscienza anche del fatto che è Lui che con la sua Passione, Morte Risurrezione ha riaperto le porte del Paradiso, per tutti coloro che con semplice e sincera fede, camminano e mettono in pratica i suoi insegnamenti.
- Doverosa riconoscenza
Non bastano le parole per ringraziare l’opera che il Padre, Gesù e lo Spirito Santo hanno compiuto e ancora compiono per la nostra salvezza. La risposta vera che possiamo dare è mettersi in obbedienza a tutto ciò che il Signore ci domanda e cioè l’osservanza dei Comandamenti e delle preziose Beatitudini che Gesù ci ha indicato. Un cammino non facile, che richiede anche qualche sacrificio, ma che alla fine genera in noi Amore, gioia e pace. Oltre all’obbedienza che dobbiamo avere a tutta la Parola di Dio, è cosa buona trovare il tempo per Adorare Gesù presente nell’Eucaristia. Nella vita che ci attende, vedremo Gesù fisicamente, ma prendiamo atto che Gesù in persona è già qui in mezzo a noi, realmente presente in quell’Ostia Consacrata. Il tempo che possiamo dedicare per stare in silenzio davanti all’Eucaristia, diventa prezioso e molto efficace non solo per noi, ma anche per tanti nostri fratelli che non conosciamo, ma che fanno parte della Chiesa.
- Una presenza da vivere
Vivendo sulla terra, tutti abbiamo impegni che dobbiamo osservare, ma facciamo attenzione a non lasciarci soffocare delle cose di questo mondo. Come Cristiani dobbiamo saper trovare oltre al tempo da dedicare ai problemi del nostro stato di vita, anche del tempo per la preghiera, per l’Adorazione e per l’attenzione a Gesù che oggi ci ripete: “Io sono con voi ogni giorno” (Mt.28,20). Personalmente, come vivo questa presenza? L’amore vero non ha delle interruzioni, così è Gesù per noi. Se vogliamo bene a Gesù, non basta ricordarlo quando siamo in Chiesa. La nostra cara mamma, ci aiuti a vivere rivolti e attenti alla presenza di Gesù.
Commento al Vangelo di Giovanni 11,40

“GESU’ DISSE A MARTA: NON TI HO Â DETTO CHE SE CREDI, VEDRAI LA Â GLORIA DI DIO?” Â Â Â Â (Giovanni 11,40)
Uno dei miracoli più significativi che Gesù ha compiuto, è certamente quello della Risurrezione di Lazzaro. Avuto la notizia della sua morte, dopo due giorni si recò a Betania. Appena arrivato, Marta gli corse incontro e disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu la chiederai a Dio, Dio te la concederà ” (vv.21-22). Gesù rispose:“Tuo fratello risorgerà ” (v.23). Marta manifestò la sua fede facendo riferimento alla risurrezione che avverrà per tutti nell’ultimo giorno. Gesù di nuovo rispose a Marta aggiungendo una preziosa verità ; “Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me, anche se muore, vivrà ; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Alla fine, concluse dicendo: “Credi questo?” (vv.25.26).
A questa rivelazione così preziosa e complessa, Marta rispose con un esemplare atto di fede: “Si, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, Colui che viene nel mondo” (v.27). Sull’esempio di Marta, dobbiamo anche noi confermare la nostra fede, in quello che Gesù è in sé stesso e in ciò che ci attende. Su queste verità dobbiamo fare un serio esame di coscienza e verificare se veramente questa è la nostra fede e se in termini concreti la viviamo.
Anche Maria sapendo dell’arrivo di Gesù, gli corse incontro e gli rivolse le stesse parole di Marta: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Gesù chiese dove lo avessero sepolto e quando fu sul posto “Scoppiò in pianto” (v.35). Fa riflettere molto questo pianto di Gesù; praticamente è una conferma della sua realtà non solo come Dio, ma ora anche come vero uomo.
- Il miracolo.  Â
Davanti al sepolcro Gesù ordinò di togliere la pietra che chiudeva lo chiudeva e qui ancora è intervenuta Marta dicendo: “Signore, manda cattivo odore, è lì da quattro giorni”. Le disse Gesù “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio? (v.40). Quello che Gesù ha detto a Marta, oggi lo dice a noi e cioè che soltanto con la fede, con la piena fiducia nella sua Parola si arriva a vedere e fare esperienze anche di realtà soprannaturali. Tolta la pietra, dopo aver detto una preghiera al Padre, a gran voce gridò: “Lazzaro vieni fuori, il morto uscì” (v.43). Alla vista di ciò che era avvenuto molti dei Giudei credettero in Gesù. Rattrista il fatto che di fronte a un miracolo che si è compiuto sotto i loro occhi, alcuni di loro non abbiano creduto e subito “Andarono dai Farisei e riferirono quello che Gesù aveva fatto” (v.46). La conclusione è stata che anziché rendere onore a Gesù, “Da quel giorno i Farisei decisero di ucciderlo” (v.53). Questo è ciò che avviene quando si manca di umiltà , quando si pensa di conoscere tutto, mentre siamo fragili e limitati. E noi? Crediamo veramente nella Risurrezione di Gesù, in quello che ha fatto e continua a fare per tutta l’umanità e per le singole persone? Crediamo nella sua presenza, come Risorto, nell’Eucaristia che abbiamo davanti? Chiediamo alla mamma celeste, un aiuto per arrivare a una fede vera in Gesù.
Commento al Vangelo di Giovanni 9,31
“SE UNO ONORA DIO E FA LA SUA   VOLONTA’, EGLI LO ASCOLTA”      (Giovanni 9,31)

Grande è stata la missione di Gesù che l’ha consolidata e fecondata con la sua presenza, con la sua Parola e con guarigioni miracolose. Così è stato per un uomo cieco dalla nascita. Quel giorno, per guarirlo Gesù unì del fango con la sua saliva poi toccò gli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe…Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva” (v.7). Le persone presenti rimasero stupite del miracolo.Il fatto comunque incuriosì tutti e gli chiedevano come fosse avvenuto questo miracolo. Lui rispose che era stato un uomo chiamato Gesù a fare questo. Poiché però il miracolo era avvenuto di sabato i farisei, informati dell’evento, accusarono Gesù dicendo; “Quest’uomo non viene da Dio, perchè non osserva il sabato” (v.16). Triste è stato il comportamento di quei Farisei che anche di fronte a un vero miracolo, hanno continuato a negare la loro fiducia in Gesù.
- Una verità negata
Il cieco miracolato ha ripetuto più volte di fronte a tutti e agli stessi Farisei, quello che Gesù ha fatto per guarirlo, ma ogni volta ha trovato resistenza alla verità dei fatti. I Farisei hanno voluto interrogare anche i suoi genitori, nella speranza di trovare qualche elemento di accusa contro Gesù; neppure le parole dei genitori sono bastate a mettere in luce la verità . È proprio vero che “Non c’è peggior cieco di colui che non vuol vedere”. Il peccato veramente acceca le persone.
- Un sincero atto di fede
Terminata la negativa investigazione fatta dai Farisei su quel povero uomo, Gesù lo ha incontrato e avendo visto in lui sincerità e anche il coraggio dimostrato di rispondere ai Farisei, gli chiese: “Tu credi nel figlio dell’uomo? (v.35) Egli rispose: E chi è, Signore, perchè io creda in Lui? (v.36). Gesù, senza mezzi termini gli disse: “Lo hai visto, è colui che parla con te” (v.37). Senza nessuna esitazione il miracolato rispose: “Credo, Signore! E si prostrò davanti a lui” (v.38). Ecco il sincero atto di fede pronunciato con semplicità da una persona che senza chiedere tante conferme, pronuncia il suo credo, prostrandosi davanti a Gesù. Così dovrebbe essere la nostra fede in Gesù, non insistere con sofisticate ricerche, ma fidarsi pienamente e senza perdere tempo nella sua Parola.
- La cecità spirituale
A commento di quanto era avvento Gesù ha messo in evidenza quale fosse la sua missione: “Io sono venuto in questo mondo, perchè coloro che non vedono, vedano, e quelli che vedono, diventino ciechi” (v.40). Sono parole forti, pronunciate contro coloro che credono di essere nella verità solo perche hanno studiato molto. È la piena fiducia nella sua Parola che conta, anche quando questa Parola rivela realtà trascendenti. La nostra mente umana è limitata; In Paradiso comprenderemo tante cose che ora non siamo in grado di capire.
Maria, la nostra cara mamma, ci aiuti ad accogliere con umiltà la Parola di Gesù.
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Commento al Vangelo di Giovanni 4,24
“DIO E’ SPIRITO, E QUELLI CHE LO  ADORANO DEVONO ADORALO IN  SPIRITO E VERITA’“ (Giovanni 4,24)

Gesù esorta le persone che lo seguono a vivere la preghiera come Adorazione. Questo vuol dire avere piena coscienza della presenza di Dio Padre, creatore del cielo e della terra. Avere coscienza della persona di Gesù, presente in modoparticolare nella Santa Eucaristia e la presenza dello Spirito Santo, che continua nel tempo come Luce che illumina nelle scelte fondamentali della vita e come Forza per compiere bene il nostro dovere. L’Adorazione, è mettersi in silenzio, debitamente raccolti e immersi in questa realtà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si tratta di una immersione in un mistero che arricchisce ed effonde ovunque il suo flusso d’Amore.
- Lasciarsi avvolgere
Chi ama, si avvicina con delicatezza alla persona amata. Chi ama, si avvicina bussando alla porta dell’amata, proprio come si legge nell’Apocalisse “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap.3,20). È una realtà vissuta in piena libertà , senza nessuna forzatura, senza nessuna pressione indebita, dove emerge l’attesa gioiosa di Colui che desidera entrare. Se la persona accoglie così l’amato, se si lascia raggiungere e avvolgere dal suo amore, ottiene il dono di sperimentare anche il gesto di condividere un semplice pasto. È in questo clima di semplicità e di delicatezza che si realizza l’Adorazione in spirito e verità .
- Un Amore senza confini
Gesù quel giorno, al pozzo di Giacobbe, ha voluto rivelare alla Samaritana, ma oggi lo dice anche a me e a tutti, che “Dio è amore” (1Gv. 4,8), con tutte le caratteristiche che sono proprie del suo essere “Amore”. Nel colloquio avuto con lei, Gesù ha anche messo in evidenza che Dio si Adora non soltanto su di un monte qualsiasi o nel tempio di Gerusalemme, è possibile farlo in ogni luogo, perché ovunque è la sua presenza. L’Amore di Dio non ha confini, non è circoscritto in luoghi particolari, ma si manifesta in ogni tempo e in ogni luogo. La presenza di Dio è universale.
Per raggiungere la sintonia con Dio-Amore, dobbiamo essere liberi dal peccato, non essere legati a certi idoli, trovare il tempo e il luogo adatto per la preghiera.
- Un cammino di fede
Un programma di vita spirituale, affinché sia veramente efficace, deve avere le sue fondamenta sulla roccia, che è Cristo Gesù; determinante è il riferimento alla sua persona. Quotidiano deve essere un cammino di fede, l’impegno nella meditazione su come Gesù ha vissuto la sua missione qui sulla terra. Meditare con attenzione e perseveranza sul mistero della sua Incarnazione e su tutto ciò che è seguito fino alla sua Morte e Risurrezione. Non dobbiamo dare per scontato di saperne abbastanza sulla sua vita: Lui è un Tesoro così prezioso e così ricco di valori, che non è sufficiente una vita intera per conoscerlo pienamente.
La nostra cara mamma del cielo, ci aiuti in questo cammino di fede.
Commento al Vangelo di Matteo 17,3

“ED ECCO APPARVERO LORO MOSE’ ED ELIA Â CHE CONVERSAVANO CON LUI” (Matteo 17,3)
Significativa e preziosa è stata la Trasfigurazione di Gesù su quel monte. Gesù ha dato per tutti un segno visibile del suo essere il grande atteso, che i Profeti da secoli avevano annunciato. Accanto alla sua presenza con il suo volto che brillava come il sole e le sue vesti candide come la luce, sono apparsi Isaia, come rappresentante dei Profeti e Mosè, rappresentate della Legge. Le tre persone “Conversavano fra di loro”.La trasfigurazione è stata una preziosa conferma che Gesù ha voluto dare riguardo alla sua missione come Salvatore, non soltanto agli Apostoli presenti a quell’evento, ma al mondo intero.
- “Conversavano fra di loro“
Non sappiamo quali siano stati gli argomenti della conversazione fra Gesù, Isaia e Mosè, ma è presumibile pensare che abbiano parlato di quello che è stato detto e fatto per preparare l’avvento della Missione di Gesù. Per noi che viviamo in questo tempo, l’evento della Trasfigurazione rafforza la nostra fede nella persona di Gesù e della sua missione. È mancata in noi, e purtroppo manca ancora, la coscienza della preziosità del dono che Dio ha concesso all’umanità per liberarci dalla conseguenza del peccato. La trasfigurazione è un evento che oggi e nel tempo riempie il nostro cuore di speranza e di gioia.
- “Ed ecco una voce“
Mentre i tre Apostoli erano stupiti e meravigliati della visione avuta, “Una nube luminosa li coprì con la sua ombra”. Quella nube era molto più di una cosa naturale; essa racchiudeva in sé una potenza misteriosa e tale da far sussultare i tre Apostoli fino a farli cadere a terra. Quell’evento è stato un piccolo segno della potenza Divina. Quando facciamo la Comunione, se avessimo veramente fede, anche il nostro il cuore sussulterebbe per il dono e la potenza ricevuta.
Quasi non bastasse “ecco una voce dalla nube che diceva; Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v.5). Una visione, un segno, una luce e poi la parola conclusiva: “Ascoltatelo“. Questo è il grande compito di ogni Cristiano: essere attenti a certi “Segni” e, in modo particolare, ascoltare con grande attenzione quello che il Signore ci dice.
- Una presenza
L’evento della Trasfigurazione di Gesù certamente è stato un incoraggiamento a Pietro, Giovanni e Giacomo in vista di quanto avrebbero poi vissuto nei giorni in cui Gesù subirà tanta cattiveria e persecuzione anche fisica; Allo stesso tempo, è stata una forte testimonianza della reale presenza di Gesù che non dovremmo mai abbandonare. Troppe volte, occupati e preoccupati dei nostri problemi umani, perdiamo la capacità di vivere “Rivolti alle cose di lassù” (Col.3,1), alla preziosa presenza di Gesù. Nel corso della nostra vita terrena, riusciremo a fare bene e con perseveranza il nostro dovere, nella misura in cui operiamo alla presenza di Gesù e siamo in comunione con Lui. Non è facile, ma questa è una componente indispensabile per chi vuol essere un vero Cristiano.
Maria ci aiuti a vivere le nostre giornate sempre in piena comunione con Gesù.
Commento al Vangelo di Matteo 4,4
“NON DI SOLO PANE VIVRA’ L’UOMO, MA DI OGNI PAROLA CHE ESCE DALLA Â BOCCA DI DIO” Â (Matteo 4,4)

L’azione del demonio è sempre attiva; è arrivato perfino a tentare Gesù nel deserto. Facciamo quindi attenzione anche noi, che siamo tanto poveri e fragili. Nessuno è confermato in grazia, pertanto è cosa buona essere ben corrazzati per non rimanere travolti da false idee o da pericolose tentazioni. Il modo sicuro per difendersi dal male è la preghiera; fatta bene, non formale o affrettata. Per tutti deve essere chiaro che solo nell’obbedienza al Vangelo si è rassicurati contro l’azione del demonio, che non risparmia nessuno e colpisce molto con astuzia.
- La risposta di Gesù alla tentazione
La prima considerazione da fare è che Gesù ha risposto alle richieste del maligno con parole della sacra Scrittura. Se siamo capaci di fare così anche noi, la vittoria è assicurata. Alla richiesta del demonio di trasformare quei sassi in pane, per Lui che digiunava da quaranta giorni, Gesù rispose: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Ecco il vero cibo a cui tutti dovremmo fare riferimento per vincere le tentazioni, e cioè leggere e meditare la Parola di Dio con perseveranza; leggere e meditare in modo particolare il Vangelo. La Parola di Dio, se letta e meditata bene, è veramente Luce che illumina il cammino che stiamo facendo e forza per rimanere fedeli ai nostri doveri.
Importante e veramente efficace per tutti, è vivere e stabilire in termini concreti un vero e sincero rapporto con Dio. A volte non si arriva a una sincera comunione con Dio perchè non vediamo realizzarsi certe grazie. Dio ha tempi e modi diversi dai nostri. Noi abbiamo un modo di pensare limitato, pertanto dovremmo avere fiducia in Dio anche quando non comprendiamo l’andamento di certi eventi storici e di altri che ci riguardano personalmente. I problemi comunque avranno buon fine se aspettiamo con santa pazienza i tempi di Dio, senza perdere la fiducia in Lui.
- Il bene è più forte del male
Viviamo in un mondo dove sembra che il male, prenda il sopravvento sul bene. Gravi sono certe ingiustizie, tradimenti, infedeltà , bestemmie, aborti, uccisioni, furti, abusi sessuali, adulteri e poi l’abbandono della preghiera e di ogni pratica religiosa. Di fronte a tante miserie morali, sembra che il male sia più grande e più forte del bene. Non lasciamoci ingannare. Il bene non fa rumore, ma nel silenzio e nel nascondimento, ci sono tante anime belle che testimoniano che il bene c’è ancora. Ciò che garantisce la realtà dei fatti, è la parola di Gesù che in termini molto chiari afferma che “Le forze degli inferi non prevarranno” (Mt.16,18). Procediamo quindi con fiducia, affrontando con fede le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino. Quello che è importante, è di non combattere da soli la buona battaglia quotidiana, ma avere sempre come riferimento la presenza di Gesù che anche oggi ripete: “Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi” (Mt.28,20). La comunione con Gesù garantisce la vittoria su ogni tentazione.
Invochiamo la protezione di Maria, contro ogni avversità della vita. Lei è per noi una mamma che ci ha dato un grande esempio, nel credere alla Parola di Dio.
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Commento al Vangelo di Matteo 5,33

“AVETE INTESO CHE FU DETTO AGLI ANTICHI: NON GIURERAI IL FALSO…MA IO VI DICO NON
GIURARE AFFATTO” (Matteo 5,33)
Il Signore ci ha dato il dono della parola così da poter dialogare fra di noi. Dovremmo far tesoro di questa facoltà e non usarla per discorsi inutili o, peggio ancora, per discorsi cattivi. Ci sono persone poi che con facilità fanno giuramenti, anche su cose da poco o peggio ancora su falsità . Giurare il falso non solo è peccato, ma Gesù dice: “Fu detto agli antichi: Non giurare il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti, ma io vi dico: non giurare affatto” (v.33). Come Cristiani sappiamo quanto sia prezioso il dono di poterci comunicare i nostri pensieri e le nostre azioni; proclamare la nostra Lode al Signore; sostenere e incoraggiare chi soffre. Con una semplice parola si può rendere felice e sostenere anche persone che sono in difficoltà .
- “Il coraggio della verità “
Gesù non solo condanna i giuramenti falsi, ma con fermezza esorta tutti a un comportamento sincero, trasparente, senza ambiguità , dire bianco se è bianco e dire nero se è nero. Come l’esperienza insegna, dire la verità non è facile e molte volte comporta sacrifici e avversità . La verità può anche ferire, ma è meglio accattare una ferita, che venire a sapere che alle spalle siamo criticati e giudicati anche con cattive intenzioni. Se una persona è sincera, se ha il coraggio di dire la verità , non cerca di garantire le sue affermazioni con tanti giuramenti, ma come dice Gesù non giura affatto. Una persona sincera viene molto apprezzata, non è così verso coloro che insistono con giuramenti per farsi accettare.
- Nulla sfugge alla mente di Dio
È importante rendersi conto che tutto è presente alla mente di Dio. Lui conosce non solo le parole, le azioni, ma anche le intenzioni con cui facciamo certe affermazioni o compiamo certe opere. La verità , la sincerità in questo mondo non è considerata un valore, ma davanti a Dio un giorno dovremo rendere conto di come abbiamo adoperato la preziosa facoltà della “parola”. Alcuni Santi ci dicono che dovremo rendere conto non solo del cattivo uso della “parola”, ma anche delle parole inutili che abbiamo tante volte pronunciato.
- Il valore del silenzio
C’è un modo di comunicare e di manifestare le proprie intenzioni non solo con la parola, ma anche con il silenzio. Penso che tutti abbiamo avuto la possibilità di sperimentare l’importanza del silenzio. Con il silenzio possiamo confermare o negare, possiamo dare risposte importanti, senza ricorrere a pericolosi giuramenti. Interessante un proverbio che dice: “Sta’ zitto e apri bocca soltanto se quello che dici è migliore del silenzio”. Con Dio si dialoga più con il silenzio che con le parole; questo viene confermato dall’ esperienza dei Santi. Noi non siamo Santi, ma come Cristiani abbiamo il dovere di gestire bene il dono che abbiamo della parola. Un significativo esempio l’abbiamo in San Domenico che “O parlava di Dio o parla con Dio”. Con la giusta parola e con un delicato silenzio, cerchiamo di vivere ogni giorno la nostra relazione con Dio e con il prossimo.
Maria ci aiuti ad essere delle persone capaci di gestire bene il dono della parola.
