Commento al Vangelo di Matteo 1,20
“GIUSEPPE, FIGLIO DI DAVIDE, NON TEMERE DI PRENDERE CON TE MARIA, TUA SPOSA” (Matteo 1,20)

La preziosa e delicata missione di San Giuseppe, è iniziata quando un Angelo gli ha parlato, durante il sonno, dicendo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa”. (v.20). Giuseppe era veramente in grande sofferenza, per aver saputo che Maria, sua sposa, era in attesa di un bambino e questo prima che fossero andati a vivere insieme. Mai avrebbe pensato un simile gesto da lei che veramente stimava più di sé stesso. Per la gravità del fatto, Maria poteva essere severamente punita. La
stima indiscutibile e l’amore che aveva per lei lo avevano portato alla decisione di rimandarla in segreto. Questa era la sua decisione, ma ecco intervenire la mano di Dio, che gli invia l’Angelo Gabriele affinché accetti una missione particolare.
- Un atto di fede
La risposta di Giuseppe alle parole dell’Angelo Gabriele fu veramente un grande atto di fede. Piena è stata la fiducia di intraprendere una strada senza conoscere e comprendere dove lo potesse condurre. Sostenuto certamente anche dall’amore che aveva per Maria, senza ripensamenti, Giuseppe ha accettato la missione. L’Angelo lo ha rassicurato dicendo che “Il figlio che nascerà da lei viene dallo Spirito Santo“. Viene poi chiesto a Giuseppe di dare il nome a questo bambino: “Lo chiamerai Gesù” un nome che vuol dire Dio salva, annunciando poi che questo figlio “Salverà il suo popolo dai suoi peccati” (v21). Ciò che la mente non poteva comprendere, è stato superato con piena determinazione e fiducia nella Parola di Dio consegnata a Lui dall’Angelo Gabriele. Questa è la fede: riconoscere il valore, l’autorità, l’autorevolezza della Parola di Dio. E il suo atto di fede è stato in grande misura ricompensato per tutto il corso della sua vita terrena.
- Perseveranza
Grande fu la gioia per Maria e per Giuseppe, nel riconoscere quanto il Signore stava operando per loro e per l’umanità. Con fede e con amore hanno tutti e due compiuto un cammino che non sapevano dove li avrebbe condotti. Senza esitazioni e sempre con il cuore e la mente al Signore, hanno giorno dopo giorno compiuto il loro dovere di piccola famiglia avvolta da un grande disegno Divino. Come ogni altra famiglia hanno affrontato i problemi di ogni giorno con serenità, sapendo di essere rassicurati dalla mano di Dio, che sempre era su di loro. Con dignità, Maria ha affrontato il momento del parto senza essere accolta e aiutata da chi avrebbe potuto farlo. Fu così che il Re dell’universo ebbe come culla una semplice mangiatoia. Ben presto Giuseppe fu chiamato a mettere in guardia il bambino dalla crudeltà di Erode e si rifugiò in Egitto. Passato il pericolo, portò la sua famiglia a Nazareth, dove rimase fino al giorno della sua morte. Mirabile è stata la perseveranza di questa misteriosa famiglia, nel vivere le vicende quotidiane di un piccolo paese nel più grande nascondimento della loro missione. Con coraggio e grande umiltà hanno atteso il compimento del disegno che Dio aveva su di loro. Questa è stata la vocazione vissuta da un uomo, Giuseppe, di grande fede e di grande amore.
Maria, ci aiuti a seguire la forte e perseverante testimonianza di San Giuseppe.
Commento al Vangelo di Matteo 11,4
“GESU’ RISPOSE LORO: ANDATE E RIFERITE A GIOVANNI CIO’ CHE UDITE E VEDETE” (Matteo 11,4)

Giovanni era in carcere e questo per aver detto la verità sul comportamento di Erode che aveva preso con sé Erodiade, moglie di suo fratello. Dire la verità è sempre difficile, ma è l’esempio di Giovanni Battista che dobbiamo imitare. Il Signore non abbandona chi ha il coraggio di dire la verità.
Dal carcere Giovanni aveva sentito dire che Gesù aveva iniziato la sua missione; non essendone sicuro mandò a dirgli: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (v.3). Gesù ha risposto non con semplici parole ma elencando le opere che stava compiendo: “Andate a riferire a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo” (v.5). Così Gesù ha dato testimonianza della sua missione, come vero Salvatore dell’umanità, ferita dal peccato. Una tale risposta è bastata a Giovanni, che si è sentito confermato della sua predicazione.
- Il Salvatore
Gesù è il nostro Salvatore e cioè l’autore della nostra salvezza. Se oggi siamo qui come figli di Dio, se abbiamo la possibilità di celebrare e ricevere l’Eucaristia e di essere illuminati e guidati dalla Parola di Dio, il Vangelo in particolare, è perchè Gesù è intervenuto con la sua Passione, Morte e Risurrezione. È la missione di Gesù, che ha ottenuto per noi la riapertura della porta del Paradiso. È un vero peccato quindi non avere coscienza del bene ricevuto e che ancora possiamo ricevere. Gesù è il Salvatore che nonostante la indifferenza o la mancanza di fede di molti, rimane in mezzo a noi: “Sono con voi tutti i giorni” (Mt.28,20). Non perdiamo tempo in vane considerazioni, ma con umiltà mettiamoci in ginocchio per dire grazie a Gesù di tutto il bene ricevuto. Cerchiamo di trovare ogni giorno del tempo per Adorare la sua presenza nell’Eucaristia.
- Convertitevi
Forte e insistente è stata la parola del Battista, che a tutti chiedeva la conversione. Nella vita può succedere di sbagliare strada, nessuno di noi è confermato in Grazia. Facciamo attenzione alla terribile azione del demonio che con gli strumenti moderni che abbiamo fra le mani, inganna molte persone, presentando ciò che è peccato come cosa buona. In quanto Cristiani, dobbiamo combattere la buona battaglia, come ci suggerisce San Paolo. Nella vita, dobbiamo fare tutto il possibile per evitare il male e fare il bene; se però per la nostra fragilità cadiamo nel peccato, non dobbiamo scoraggiarci; dopo una confessione ben fatta, riprenderemo il cammino con animo sereno.Questo vuole Gesù, che apertamente ha detto: Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc.2,17).È una grazia arrivare alla conversione e così riprendere il cammino interrotto dal peccato. Avuta la grazia della conversione dobbiamo fare attenzione e pregare per essere perseveranti. È abbastanza facile, infatti, pensare di poter abbassare la guardia dopo aver raggiunto una certa vittoria, ma è quello il momento in cui il maligno ritorna all’attacco; senza l’attenzione dovuta si cade nella medesima fossa.
Maria, la nostra cara mamma, ci metta in guardia da ogni insidia del maligno.
Commento al Vangelo di Matteo 3,3

“Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore” (Matteo 3,3)
Forte è stato il grido di Giovanni Battista nel deserto del suo tempo e cioè in un clima di grande povertà spirituale. Ogni volta che la creatura umana crede di bastare e sé stessa e quindi di essere autosufficiente, si allontana da Dio e alla fine si ritrova in un deserto, in una situazione di grande aridità. Questo è stato al tempo di Giovanni Battista ed è, purtroppo, anche il nostro tempo. Ecco allora il sou grido perchè il popolo ritorni al Signore, ritorni alla fedeltà, all’obbedienza, ai Comandamenti. È così che si prepara la via del Signore.
- Una gioiosa attesa
La missione di Giovanni Battista era di aiutare le persone a prendere coscienza del grande evento che si stava realizzando nel popolo di Dio, della venuta di Gesù, il Salvatore. Per tutti era importante la conversione e cioè essere liberati dal peccato. Non si può pensare a una comunione con Gesù, a un dialogo con Lui, se non si è in grazia di Dio. È importante dopo una vera purificazione dai peccati fare tutto il possibile per prendere coscienza della persona di Gesù, della preziosità del suo essere: veramente Dio e veramente uomo e del suo prezioso messaggio. Questo è un compito necessario, perchè non possiamo amare ciò che non si conosce. In merito a questo dovremmo avere la buona volontà e il coraggio di chiederci: “Cosa conosco oggi di Gesù?” L’attesa di Gesù diventa gioiosa se e nella misura in cui ho coscienza della preziosità del suo essere e del suo messaggio.
- Un tesoro nascosto
Il primo aspetto che dovrebbe colpirci in merito alla storia della salvezza è l’evento della Incarnazione di Gesù. Così si legge nella Lettera ai Filippesi: “Egli pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini”(Fil. 2,6-7). Quando verrà il giorno in cui potremo comprendere pienamente questo evento, moriremo di gioia. Ora, poiché siamo limitati, dobbiamo accontentarci di sapere che Gesù, anche soltanto per questo è un vero Tesoro. Rimane a noi poi il compito di leggere i quattro Vangeli e così scoprire quello che ha fatto nella sua missione sulla terra. Purtroppo, questo non avviene per molti Cristiani, che portano questo nome, senza essere coscienti di ciò che comporta. E’ un peccato di superficialità, che poche volte si confessa.
- L’azione dello Spirito Santo.
Coscienti dei nostri limiti e della incapacità di cogliere certi valori della vita di Gesù, invochiamo lo Spirito Santo affinché ci conceda il dono di migliorare ogni giorno la conoscenza del volto di Gesù. Non è un cammino facile, ma dobbiamo metterci tutta la nostra buona volontà; se questo avverrà, sperimenteremo quei primi tre frutti dello Spirito Santo, che San Paolo indica nella sua Lettera ai Galati amore, gioia, pace (5,2). L’impegno per la ricerca del volto di Gesù deve essere perseverante, quotidiano, anche se può comportare qualche sacrificio. Tutte le cose belle hanno un prezzo che paghiamo ben volentieri. Chiediamo alla nostra cara mamma celeste, un aiuto in questa ricerca spirituale.
Commento al Vangelo di Matteo 24,42
“VEGLIATE DUNQUE, PERCHE’ NON SAPETE IN QUALE GIORNO IL SIGNORE VOSTRO DIO VERRA'” (Matteo 24,42)

Siamo in attesa del giorno in cui si concluderà il cammino che stiamo facendo. Nessuno è in grado di conoscere il giorno del grande evento, ma quel giorno sicuramente verrà! Importante, quindi, non rimandare a domani quello che possiamo fare oggi. È cosa buona, al termine di ogni giorno, porsi la domanda: sono pronto, oggi, al definitivo incontro con il Signore? Ogni momento potrebbe essere quello giusto. Che non avvenga come al tempo di Noè quando “Nei giorni in cui precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li inghiotti tutti” (vv.38). Quello che è avvenuto ai tempi di Noè, sarà anche per noi “Alla venuta del Figlio dell’uomo” (v.39). Quante sono le persone che pensano che da un momento all’atro tutti potremmo essere travolti dalla fine del mondo?
- “Vegliate dunque“
Poiché nessuno è in grado di conoscere il giorno in cui il Signore verrà, è importante vigilare sul nostro comportamento e verificare se stiamo vivendo in obbedienza alla Parola di Dio; così pure vedere se la scelta fatta in alcune circostanze è quella giusta e se il lavoro che stiamo facendo è fatto bene, con la giusta serietà e competenza. Fare le cose in fretta e senza la dovuta attenzione, è come non farle. Chiediamo al Signore che si compia sempre in noi, senza nessuna alterazione, la sua volontà. Mancando l’attenzione a questa grazia, oltre a dover rimediare a certi errori, di fatto perdiamo del tempo prezioso.
- Vigilanza spirituale
L’attenzione al compito che ci viene richiesto ogni giorno è un dovere irrinunciabile. Doverosa e ancor più importante è l’attenzione che dovremmo avere riguardo alla nostra condizione spirituale. Importante nella vita è vigilare bene sulla nostra condizione spirituale. Per una verifica molto utile è riflettere sull’immagine che Gesù ci ha dato della Vite e dei tralci. Su tre punti dobbiamo riflettere:
– Come prima cosa chiederci se abbiamo coscienza che vite e tralcio sono una cosa sola. Gesù ci offre la possibilità di avere una comunione con Lui così totale come lo è per il tralcio con la vite. Questo è un dono che ci ricolma di gioia.
– Una seconda considerazione da fare è che il tralcio non è autosufficiente, pertanto, porterà a termine il grappolo d’uva solo se rimane continuamente unito alla Vite. Purtroppo, quante persone oggi agiscono pensando di poter pensare e agire senza quella linfa che soltanto Gesù è in grado di concedere.
– È interessante poi il fatto che dopo la vendemmia, il tralcio viene potato. Si tratta di una potatura che assicura la sua fecondità. Sono alle volte quei richiami, o vere correzioni, che al momento sono dolorose, ma tanto necessarie. Opporsi a questa potatura, vuol dire entrare in una forma di aridità e il tralcio viene gettato nel fuoco.
La gioia dell’attesa. Vivendo come tralci sempre uniti alla Vite, la vita scorre con serenità, anche nei momenti difficili che possiamo avere. La nostra cara mamma del cielo ci aiuti a vivere bene la comunione che Gesù ci dona con la sua presenza.
Commento al Vangelo di Luca 23,41

“EGLI INVECE NON HA FATTO NULLA DI MALE” (Luca 23,41)
Fa un po’ pensare che nella festa di Cristo Re, si legga il Vangelo della crocifissione di Gesù; questo invece ha un grande significato. La Crocifissione, che per gli uomini era considerata il fallimento della missione, per Gesù è stata invece il segno della sua vittoria. Significative le parole che Gesù ha detto prima dell’ultimo respiro: “E’ compiuto” (Gv.19,30). La preziosa e tanto efficace missione di Gesù è iniziata con il giorno storico in cui ha assunto la natura umana nel grembo di Maria. Giorno dopo giorno ha raggiunto il suo vertice quando sulla Croce ha esalato l’ultimo respiro. Questo è il piano di salvezza per l’umanità, che Dio Padre ha voluto mettere in atto attraverso Gesù, un piano talmente grande che lo comprenderemo solo nella vita futura.
Uno dei frutti di questo piano che ora noi possiamo sperimentare, lo dice Giovanni nella sua lettera: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1Gv.3,1). Questo è un evento di cui tutti dovremmo prendere coscienza e per il quale esprimere piena riconoscenza.
- Una significativa testimonianza
Quello che Scribi, Farisei e Dottori della Legge non hanno compreso, è stato rivelato da un uomo condannato a morte come Gesù. È il buon ladrone che ad alta voce dalla sua croce, rispose all’altro condannato come lui: “Noi, giustamente, riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; Egli, invece, non ha fatto nulla di male” (Lc.23,41). Quel buon ladrone ha manifestato la sua fede in Gesù e cioè lo ha riconosciuto come persona che “Non ha fatto nulla di male” e poi disse: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno” (v.42). Questo uomo ha visto in Gesù una persona degna di stima e ha chiesto di poter essere accolto nel suo regno. Il ladrone, quindi, è il primo che ha riconosciuto Gesù come persona che ha un suo regno e del quale Lui è Re.
- La regalità di Gesù
Quello che le autorità di quel tempo hanno negato, è stato rivelato da un uomo che scontava il suo peccato appeso ad una croce. Questa verità conferma che Dio si serve di quello che non sono, di persone che per il mondo non hanno significato per rivelare cose importanti, come in questo caso la regalità di Gesù.
Essere RE significa essere una persona che ha ricevuto il potere di reggere, governare, assistere e proteggere le persone che gli sono state affidate.
Dio Padre, tutto ha posto nelle mani di Gesù. Significative sono le parole con cui inizia il Vangelo di Giovanni, il famoso prologo “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv.1,3). Nella persona di Gesù si evidenzia un potere che sta all’origine di tutto ciò che esiste. “Era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di Lui; eppure, il mondo non lo ha riconosciuto” (v.10). Giovanni Battista dice poi di Gesù: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (v.16).Queste parole mettono in evidenza quanto sia possibile dire di una persona che merita il titolo di RE.A noi il compito di mettersi in ginocchio per Adorare e ringraziare Gesù per la regalità che manifesta a favore dell’umanità, da ora e per sempre. Maria ci aiuti in questo.
Commento al Vangelo di Luca 21,17
“SARETE ODIATI DA TUTTI A CAUSA DEL MIO NOME” (Luca 21,17)

Seguire Gesù è un cammino che richiede una buona dose di coraggio e una fede forte. Gesù fa capire questo con parole molto significative: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo” (Lc.14,27). Per seguire Gesù c’è una croce da portare e una salita da fare. Il mondo si muove con leggi e criteri molto diversi da quelli che il Vangelo propone. La diversità è tale “da essere odiati per causa mia”. Questo può sembrare una esagerazione, se non guardiamo quante persecuzioni e quanti martiri ci sono stati nella storia. Anche ai nostri tempi continua la persecuzione verso i Cristiani e sembra che il numero di Martiri sia oggi maggiore di quelli di un tempo. Il demonio non si dà pace e continua con la sua terribile astuzia a ferire la Chiesa nei suoi membri fedeli, ma non lasciamoci impaurire perchè Gesù ha detto che “Le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt.16,18). La Chiesa ha le sue fondamenta nella persona di Gesù e quindi nessuno la potrà fermare.
Una verità sconosciuta
Quello che per i Cristiani è importante per superare l’odio che subisce, è di essere ben ancorati alla verità del Cristianesimo. Manca in molte persone la conoscenza della verità su Gesù, su quello che ha fatto e continua a fare per noi. Nella vita, non si può amare quello che non si conosce. La tattica del demonio è proprio nel favorire quel peccato che tante volte viene omesso anche nella confessione, ed è la superficialità. Se le persone fossero in grado di conoscere il dono di Dio e cioè quanto sono amate da Dio, certamente potrebbero avere in cuore una tale gioia, da rinunciare a tutto pur di avere contatto e comunione con la persona che ama. Mancando questa conoscenza, è difficile difendersi dall’odio e dalle persecuzioni che un po’ tutti subiamo. Purtroppo, questo avviene anche all’interno delle famiglie, fra chi ha fede e chi invece vive seguendo quello che il mondo suggerisce.
Il coraggio di chi crede
Abbiamo testimonianze molto belle di persone che per testimoniare la propria fede in Gesù, hanno trovato la forza di sopportare odio e persecuzioni fisiche e morali. La forza per sopportare certe offese va trovata in una vera comunione con Gesù e nella docilità all’azione dello Spirito Santo. Combattere da soli, senza un vero sostegno della Grazia di Dio, si corre il rischio di essere travolti dalla forza del maligno. La vita del Cristiano è un combattimento che non deve scoraggiare perchè siamo sostenuti dalla presenza di Gesù, che apertamente ha dichiarato: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt.28,20). Interessante anche quando Gesù si presenta come il Buon Pastore che “Fatto uscire le pecore dall’ovile, cammina davanti a esse” (Gv.10,4). È la sua Presenza che ci deve confortare nel cammino che stiamo facendo, così carico di pericoli e di persecuzioni. Non manchi mai l’invocazione allo Spirito Santo, per avere da Lui quel colpo d’ala tanto necessario nella prova.
Maria ci aiuti ad essere persone che con coraggio difendono la propria fede.
Commento al Vangelo di Giovanni 2,14
GESU’ TROVO’ NEL TEMPIO GENTE CHE VENDEVA BUOI, PECORE E COLOMBE, E LA’ SEDUTI, I CAMBIAMONETE” (Giovanni 2,14)

La mancanza di rispetto per le cose sacre non è un male solo dei nostri tempi. Anche al tempo di Gesù il sacro luogo del Tempio era diventato un mercato, dove addirittura erano messi in vendita buoi, pecore, colombe e peggio ancora dei banchi per il cambio delle monete. Di fronte alla gravità del fatto Gesù ha reagito “Con una frusta di cordicelle, scacciando tutti fuori dal tempio e rovesciò a terra i banchi dei cambiavalute” (v.15). Un intervento così forte mise in allarme i responsabili del Tempio che, fortemente agitati, chiesero a Gesù “Quale segno ci mostri per fare queste cose?” La risposta di Gesù non fu una giustificazione, ma l’annuncio di una profezia che ha scandalizzato ancora di più quei Giudei. Disse loro: “Distruggete questo Tempio e io in tre giorni lo farò risorgere” (v.10). Con questa profezia Gesù non intendeva parlare del Tempio di pietre, ma di lui stesso che sarebbe stato proprio da loro un giorno ucciso e dopo tre giorni sarebbe risorto. Preziosa per noi è la profezia fatta da Gesù, ma per i Giudei di quel tempo fu considerata come una pazzia, solo il pensare di poter ricostruire il Tempio i tre giorni, quando per costruirlo sono stati impiegati quarantasei anni.
- “Non fate della casa del Padre mio un mercato” (v.16)
Gesù, considerava il sacro Tempio come la casa di suo Padre. Questa preziosa affermazione di Gesù dovrebbe farci pensare se anche noi consideriamo i luoghi di culto come casa del Padre. È bello quando entriamo in chiesa, sentirci non in un luogo di ritrovo qualsiasi, ma come un ambiente dove il Padre ci accoglie e ci arricchisce con il suo Amore. Se questo avviene, anche i riti e le preghiere che vengono fatte assumono un valore affettivo oltre che spirituale. Già nel momento in cui entriamo in una chiesa, dovremmo sentirci raggiunti non solo da un semplice saluto, ma da un caloroso abbraccio che Dio Padre offre a noi suoi figli.
- Ricominciare
Può avvenire che per la fretta o per le tante preoccupazioni che abbiamo, di non avere il rispetto che merita il luogo di preghiera che frequentiamo; se ciò accade, è doveroso ricuperare la distrazione con un atto di riverenza particolare.
Il Signore conosce bene la nostra condizione di creature da Lui sempre amate, ma che conservano anche dei limiti e delle fragilità. L’amore che Dio ha per noi si manifesta anche nella possibilità che ci concede di rimediare a cose o gesti fatti male, con sinceri atti di contrizione e, quando è necessario, con il Sacramento della Confessione. Questa possibilità della Riconciliazione noi l’abbiamo per l’intervento e i meriti di tutto quello che Gesù ha sofferto con la sua Passione, Morte e Risurrezione. È per la preziosità del Sangue di Gesù che possiamo avere il perdono dei nostri peccati. È Gesù che offre a noi la possibilità di ricominciare il cammino interrotto con le nostre fragilità. Grave diventa per ogni cristiano rifiutare il dono che Gesù ci concede a prezzo del suo preziosissimo Sangue. A ciascuno di noi quindi l’impegno e l’umiltà di mettere sempre in atto questo verbo Ricominciare che ha fatto dei veri Santi e che può essere per noi un ritorno alla serenità.
La nostra mamma celeste, ci renda sensibili a ogni dono che Gesù ci concede.
Commento al Vangelo di Giovanni 6,40
“QUESTA È LA VOLONTA’ DEL PADRE MIO, CHE CHIUNQUE VEDE IL FIGLIO E CREDE IN LUI ABBIA LA VITA ETERNA; E IO LO RISUSCITERO’ NELL’ULTIMO GIORNO” (Giovanni 6,40)

Adesso siamo in esilio qui sulla terra, perchè la nostra patria è in cielo. In attesa di raggiungere la patria celeste, è importante rinnovare la nostra fede in Gesù, come leggiamo nel Vangelo: “Chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna”. Una vera e particolare presenza di Gesù l’abbiamo nella santa Eucarestia, una presenza che è confermata da molti miracoli. È un prezioso dono che Gesù concede a noi; è un vero miracolo vivente, che nonostante la nostra povertà spirituale, possiamo fisicamente ricevere. Siamo di fronte a un dono che ci fa sperimentare qualcosa della vita che avremo per sempre in Paradiso.
- “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno“
Il cammino che stiamo facendo sulla terra facilmente ci assorbe fino al punto di farci perdere coscienza di ciò che ci attende nella vita futura; ma se veramente crediamo in Gesù, non solo sperimentiamo pace, serenità e amore, ma ci viene assicurato il premio della risurrezione nell’ultimo giorno. Non lasciamoci ingannare dal demonio e con tutto il cuore, professiamo il nostro atto di fede in Gesù, vivo, presente e operante in mezzo a noi. La nostra condizione umana è così limitata che poco sappiamo dire sul fatto della risurrezione che ci attende; quel poco che possiamo dire è che vedremo Gesù e sperimenteremo tutta l’intensità che è propria della sua persona. In Paradiso, ogni facoltà che abbiamo la potremo vivere in tutta la sua pienezza con una gioia indicibile. La risurrezione ci metterà nella condizione di esprimere tutta la potenzialità del nostro essere persone, fatte a immagine e somiglianza di Dio. Nella condizione in cui siamo, comprendere tutto questo non è facile; questo è ciò che ci attende.
- Gesù rende possibile l’impossibile umano
Tutto dipende dal modo con cui oggi viviamo la nostra comunione con Gesù.
È Lui, che in forza della sua potenza Divina, rende possibile l’impossibile umano e cioè è un grado di farci sperimentare qualcosa di ciò che sarà possibile nell’altra vita. I Santi, vivendo intensamente la comunione con Gesù, hanno raggiunto momenti di vera estasi. Noi non siamo Santi, ma questo è ciò a cui tutti siamo chiamati. Supplichiamo con fede e con insistenza Gesù, perche ci conceda di migliorare ogni giorno la comunione con Lui e Lui renderà possibile tale dono.
- Atti di carità
La nostra fede in Gesù va consolidata con atti concreti di carità. Non bastano le buone intenzioni. “La fede senza le opere è morta” (Gc. 2,26) così ci viene raccomandato dall’Apostolo Giacomo. Un atto di carità importante è non esprimere giudizi sul prossimo; dobbiamo amare il prossimo senza fare discriminazioni, intervenire con atti concreti verso chi è povero, ammalato, verso persone anziane, verso famiglie in difficoltà. La carità è anche fare bene e con competenza il proprio lavoro, la propria missione. È cosa buona, al temine della giornata, domandarci: oggi che cosa ho fatto per il prossimo? Quanto tempo ho speso per aiutare gli altri? Sono stato generoso verso quel povero?
Invochiamo Maria, perche ci renda persone attente alle necessità dei fratelli.
Commento al Vangelo di Luca18,14

“CHIUNQUE SI ESALTA SARA’ UMILIATO, CHI INVECE SI UMILIA SARA’ ESALTATO” (Luca 18,14)
Gesù è il nostro grande maestro che ci indica la strada giusta che dobbiamo percorrere per arrivare alla vita eterna. Una virtù primaria che ci raccomanda è l’umiltà. Purtroppo, quando una persona ha la possibilità di raggiungere livelli di vita molto elevata, è facile che si esalti e che pensi anche di essere gradita a Dio perchè: digiuna e paga le decime di tutto quello che possiede. Il grave peccato che compie una persona così, è che facilmente pensa di “Non essere come gli altri uomini” quando invece vede gli altri in condizioni di vita ben diverse della propria. Stiamo attenti; dopo un giudizio così sui poveri, arriva una severa parola:“Chiunque si esalta sarà umiliato”. Nei tempi e nei modi più inaspettati, questo avviene.
- La strada giusta
La vita terrena non per tutti sorride allo stesso modo; certamente il merito oppure il demerito dipende molto dalle circostanze in cui una persona si trova, ma anche dalla persona stessa, impegnata o meno nel proprio cammino. Nessuno deve sentirsi autorizzato ad esprimere giudizi sul prossimo. Più volte avviene che la persona in difficoltà, cosciente della sua condizione, decida con umiltà di presentarsi al Signore confessando le sue colpe e lo fa, come si legge nella parabola del Vangelo, mettendosi in un angolo del Tempio senza “neppure alzare gli occhi al cielo e battendosi il petto dice: O Dio, abbi pietà di me peccatore” (v.13). Questo è ciò che veramente è gradito a Dio, ben diverso dal fariseo che tanto si vanta di ciò che ha raggiunto. Quel povero, considerato dal mondo uno scarto, è invece considerato una persona che merita quello che Gesù dice: “Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa giustificato”. La strada giusta da seguire, quindi, è quella di non vantarsi facilmente per le vittorie conseguite; evitare soprattutto di sentirsi migliori di persone che sono in difficoltà. La persona umile sarà sempre premiata dal Signore.
- La resa dei conti
Avviene, come fatto naturale, di pensare che la nostra vita sulla terra sia per sempre; è un istinto umano pensare che: gli altri muoiano, ma non io. Sappiamo molto bene, invece, che per tutti giungerà il momento in cui lasceremo questa terra. Questo pensiero dovremmo averlo ben presente, mentre facilmente si rimuove dalla mente cercando di ripiegarsi sui beni materiali che abbiamo. Questa è la mentalità del mondo, non la realtà che ci attende. Chi ha tempo allora non aspetti tempo e con sincerità e chiara coscienza pensi al giorno in cui dovrà rendere conto del suo operato.
- Una strada sicura
Il tempo di vita che abbiamo davanti a noi, qui sulla terra, nessuno lo conosce; tutto potrebbe cambiare da un momento all’atro. È importante camminaresulla giusta strada, con perseveranza e senza esitazioni. Questa strada è Gesù, che in termini molto chiari ha dichiarato di essere: “La via, la verità e la vita” (Gv.14,6)). Con umiltà, e senza perdersi di coraggio, cerchiamo di non perdere tempo in vane considerazioni, ma vivere il tempo che abbiamo con particolare attenzione a Gesù nostra guida, aiutando sempre in termini concreti il fratello che si trova in difficoltà.
Chiediamo a Maria un cuore sensibile alle necessità del prossimo che soffre.
Commento al Vangelo di Luca 18,7

“E DIO NON FARA’ GIUSTIZIA AI SUOI ELETTI, CHE GRIDANO GIORNO E NOTTE VERSO DI LUI? (Luca 18,7)
“Padre nostro che sei nei cieli”; queste sono le preziose e consolanti parole che troviamo all’inizio della preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi Apostoli. Dio viene invocato come vero Padre, è Gesù che lo dice; è una verità che dobbiamo accogliere con gioia senza alcuna perplessità. Il demonio nega questa verità con le sue false motivazioni, ma noi dobbiamo rimanere fermi sul contenuto di questa affermazione.
- Siamo limitati
Molte sono le capacità che Dio Creatore e Padre ci ha concesso quando ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. Le facoltà che abbiamo come persone umane sono preziose, ma non tali da permetterci di capire tutto e vedere tutto; sono i limiti che con umiltà dobbiamo riconoscere. Proprio perchè limitati, non possiamo pertanto pretendere di capire quello che corre nella mente di Dio. Si legge nel libro della Sapienza: “Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?” (Sap.9,13). Quando allora chiediamo una grazia, è il Signore che decide sulla effettiva necessità che abbiamo di questa grazia; non solo, i tempi e i modi dell’agire di Dio, non sono come i nostri. Siamo limitati e per questo dobbiamo avere sempre fiducia in Dio nostro Padre, anche quando, dal nostro punto di vista, può sembrare che il Signore non ci ascolti, che non ci voglia bene.
- Fiducia, fiducia
È interessante vedere quanta attenzione, quanta cura e delicatezza una mamma manifesta per il suo bambino, specialmente nei primi anni di vita; è una tenerezza che commuove. Il bambino poi, per istinto naturale, vive una tale intimità con la sua mamma da sentirsi con lei una cosa sola; per lui non esiste altra realtà. Purtroppo, gli eventi della vita sono tali che crescendo facilmente perde questo legame affettivo, ma la mamma non dimentica e continua a nutrire suo figlio con lo stesso amore. Questo avviene da parte di Dio, che ci ama con un Amore ben superiore a quello di una mamma e il suo amore non viene mai meno. Il demonio interviene e fa di tutto per nascondere, velare, negare questa preziosa attenzione che Dio Padre ha per noi suoi figli. Ancora una volta dobbiamo opporci alla mentalità del mondo che nega l’Amore che Dio Padre, in modo immutabile e senza interruzioni, manifesta nei nostri confronti in molte circostanze.
- Idoli pericolosi
Se con sincerità ci proponiamo di vivere in Grazia di Dio, liberi dal peccato, è importante non fare spazio a certi idoli, cioè a certe scelte di vita o attaccamenti a persone oppure a cose che sottraggono spazio e tempo all’azione di Dio Padre. Dovremmo mettere sempre Dio al primo posto; sono proprio certi idoli, certi attaccamenti tanto intensi a cose non buone, che riescono a prendere il primo posto. Non riusciamo a trovare per Dio, neppure il tempo per partecipare alla santa Messa. Se le cose non cambiano, la vita spirituale inaridisce con tutte le conseguenze del caso. L’impegno del Cristiano sia dunque: avere sempre Dio al primo posto. Chiediamo a Maria, la nostra cara mamma, che ci liberi dalla schiavitù di certi idoli.
