Commento al Vangelo di Luca 17,17

“MA GESU’ OSSERVO’: NON NE SONO STATI PURIFICATI DIECI? E GLI ALTRI NOVE DOVE SONO? (Luca 17,17)
Gesù ha manifestato la sua potenza Divina in diverse occasioni. Così è stato quando si sono presentati a Lui dieci lebbrosi che da lontano, ad alta voce, hanno chiesto a Gesù: “Maestro, abbi pietà di noi” (v.13). Lo hanno chiamato e riconosciuto come maestro, cioè come persona che aveva in sé delle capacità particolari. Ma la risposta di Gesù al momento non fu compresa: “Andate a presentarvi ai sacerdoti” (v.14). Era questa la regola per chi fosse guarito dalla lebbra e cioè, prima di entrare in contatto con altre persone, doveva avere certezza di essere guarito; questa conferma la davano i sacerdoti. Di sorpresa,“Mentre essi andavano, furono purificati”. Essi rimasero stupiti e meravigliati della guarigione istantanea. Allora uno di loro ritornò da Gesù e si prostrò ai piedi per ringraziarlo. Gesù ha accolto questo lebbroso, ma giustamente ha fatto osservare; “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?” (v.17). Grave è stata la mancanza di quei nuove che non hanno sentito il dovere della riconoscenza. Viene poi fatto notare che l’unico ritornato era un Samaritano, non un ebreo.
- Siamo dei salvati
Giustamente è stata una mancanza, per quei nove, non ringraziare Gesù per la guarigione avuta. Questo deve far riflettere anche noi se abbiamo sempre ringraziato Gesù per i tanti doni ricevuti nel corso della vita; pensiamo al Sacramento del Battesimo, la Cresima e, in particolare, al dono dell”Eucaristia.
Se questo non è accaduto dovremmo rimediare quanto prima mettendoci alla presenza di Gesù, ora qui solennemente esposto, esprimendo con cuore aperto, il nostro sincero ringraziamento. In realtà noi siamo dei salvati; se non fosse intervenuto il Signore con la sua Divina Misericordia, non saremmo qui oggi a svolgere il nostro dovere. È bene riflettere sulla storia della nostra vita non dimenticando certe grazie ricevute per le quali manifestare ora il nostro grazie.
- Vivere il momento presente
Fare memoria delle grazie ricevute è un dovere, facciamo però attenzione alla malizia del demonio, che cerca di fermare il nostro pensiero concentrandolo tutto e sempre sui peccati del passato, così da non farci vivere con impegno il momento presente. È una tentazione che dobbiamo superare e cioè cercare di vivere il momento presente, rivolti a Colui che ci ha salvati, non distratti di ciò che è stato nel passato, oppure in cose inutili e secondarie. Il tempo è prezioso per tutti e non torna indietro; quindi, è cosa buona non rimandare a domani quello che si può fare oggi. Tutto questo non è facile, considerando che viviamo in un mondo che spinge verso tante cose che portano al peccato; basti pensare a certi programmi televisivi, oppure al cattivo uso del cellulare. E’ importante avere momenti di preghiera ogni giorno, necessari per riuscire a vivere non solo la presenza di Gesù, ma tanto necessari per arrivare a stabilire con Lui una vera Comunione.
Non manchi mai la nostra supplica a Maria, nostra cara mamma celeste, sia Lei con il suo materno aiuto a sostenerci nel cammino che stiamo facendo e a difenderci dalle tante insidie del demonio.
Commento al Vangelo di Luca 17,5-6
“GLI APOSTOLI DISSERO AL SIGNORE: ACCRESCI IN NOI LA FEDE” (Luca 17,5-6)

Importante e tanto necessaria è la domanda che gli Apostoli hanno fatto a Gesù, e cioè di essere aiutati a riconoscere con più fermezza la preziosità e l’importanza della sua Parola.
Gesù aveva parlato della correzione fraterna, come uno dei segni concreti del Cristianesimo. Non è facile per nessuno arrivare a correggere il proprio fratello con carità. Gli Apostoli si resero conto dell’umiltà che richiede tale gesto, ecco perchè alla fine si resero conto che per fare questo occorre anche una grande fede e da qui la richiesta: “Signore accresci in noi la fede”. Avere fede significa avere piena fiducia in tutto quello che Gesù ha detto, in quello che ha fatto e in ciò che chiede. È Gesù che indica la strada giusta per raggiungere la vita eterna. Così un giorno disse: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc. 9,23). Questa è la strada che porta alla salvezza eterna.
- “Accresci in noi la fede“
La virtù della fede è un dono che riceviamo al momento del Battesimo; lo riceviamo come piccolo seme che poi deve crescere lungo tutto il corso della vita. Certamente, affinché passi crescere, richiede oltre all’azione della Grazia il nostro personale contributo e cioè: obbedienza alla Parola di Dio e opere di carità. Nella Lettera di San Giacomo si legge che “La fede senza le opere muore” (Gc.2,26). Indispensabile è quindi per ogni Cristiano un concreto aiuto a chi è in difficoltà; per realizzare questo aiuto non basta la buona volontà, dobbiamo chiedere al Signore il suo aiuto; ecco allora la supplica: “Signore accresci in noi la fede”.
- Una importante virtù
Chiamati, come Cristiani, a vivere la carità in termini concreti, fra le tante iniziative che possiamo compiere, una fra queste è di tenere sempre sotto controllo la facilità con la quale giudichiamo le persone. Gesù ha detto; “Non giudicate e non sarete giudicati” (Lc.6,37). È una delle nostre fragilità umane, essere portati a vedere sempre i limiti e i difetti delle persone, mentre con difficoltà sappiamo riconoscere il valore della persona con i talenti che possiede. Detto questo, ecco una virtù che dovremmo esercitare: Non raccontare alle persone i difetti e i limiti che vediamo nel prossimo. Sono i tanti chiacchiericci che con gratuità vengono fatti su questa o quell’altra persona che incontriamo. Trattenere la lingua non è facile per nessuno; è proprio in questo che sta il valore di questa virtù.
- Non siamo soli
Nel cammino che stiamo facendo, molte sono le difficoltà che incontriamo, pertanto, è importante per tutti non combattere da soli la dura battaglia. Gesù ci assicura la sua presenza: “Io sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20). È la sua presenza che dobbiamo sentire accanto a noi e con Lui affrontare le nostre difficoltà; quando si agisce da soli, la sconfitta è già in partenza. Chiediamo con fiducia ancora una volta: “Signore accresci in noi la fede”. Se Lo invochiamo con sincerità, avremo il suo prezioso e tanto necessario contributo e le difficoltà saranno superate.
Sempre chiediamo a Maria il suo personale sostegno per noi poveri suoi figli.
Commento al Vangelo di Luca 16,29

“ABRAMO RISPOSE: HANNO MOSE’ E I PROFETI; ASCOLTINO LORO” (Luca 16,29)
La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro è una conferma della verità che sarà per tutti e cioè il Paradiso, se viviamo la vita in obbedienza ai Comandamenti di Dio, e l’inferno, per coloro che vivono sempre nel peccato senza nessuna volontà di redimersi.Ogni persona oggi è libera di credere o non credere a questa verità, ma quando verrà il momento della morte, allora nessuno potrà evitare la sentenza che ci attende. Questo è stato il forte grido del ricco epulone quando disse ad Abramo: “Manda Lazzaro a casa di mio padre, perchè ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perchè non vengano anch’essi in questo luogo di tormento” (v.24). Questo grido dovrebbe far pensare seriamente anche a noi che siamo ora sulla terra. È la voce della coscienza che dovremmo sempre ascoltare. Mai dobbiamo soffocare la voce della coscienza quando ci fa capire che la strada che stiamo facendo non è quella che Dio vuole. Abramo così ha risposto al ricco: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro” (v.29). Il demonio fa di tutto per farci evitare l’ascolto di parole buone e di saggi consigli che ancora oggi possiamo avere da chi è preposto a questo compito. Purtroppo, troviamo facilmente il tempo per cose secondarie e non troviamo mai il tempo per partecipare a momenti di ascolto della Parola di Dio.
- La durezza del cuore
Quando una vita è vissuta sempre nel peccato, la persona diventa fredda, rigida e insensibile ad ogni richiamo della coscienza, ma se un giorno cadrà nell’inferno, non cesserà di invocare un aiuto almeno per chi in vita potrebbe ancora salvarsi. Ecco perchè nel dolore più terribile il ricco ancora grida: “No, Padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno” (v.30). Anche questa risposta di Abramo deve farci seriamente pensare: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti” (v.31). Dobbiamo stare attenti al demonio, che sempre nega la verità delle cose. Pertanto, ora che siamo ancora sulla terra, non perdiamo tempo prezioso e facciamo tutto il possibile per essere nelle condizioni di raggiungere il Paradiso.
- La strada sicura
Viviamo in un mondo dove si sono aperte molte strade, ma non tutte positive e sicure. A questo punto è molto importante pregare lo Spirito Santo perchè con la sua Luce ci aiuti a trovare la strada giusta da seguire, e sia, allo stesso tempo, Forza per proseguire bene il cammino superando le inevitabili difficoltà che comporta. Abbiamo tre segni che ci possono far capire se siamo sulla strada giusta; sono i primi tre frutti dello Spirito Santo che San Paolo elenca nella sua Lettera ai Galati, e cioè: “Amore, gioia e pace” (Galati 5,22). Quando non c’è amore, quando manca la pace, quando non c’è serenità, allora vuol dire che non siamo sulla strada giusta. Ecco perchè è molto importante pregare lo Spirito Santo. Non dimentichiamo che il verbo ricominciare ha fatto dei grandi Santi, basti pensare a San Francesco e con lui tanti altri che hanno, con ferma volontà e tanta Grazia di Dio, messo fine al peccato e camminato con perseveranza sulla strada giusta. Maria ci aiuti a camminare con perseveranza sulla strada che porta al Paradiso.
Commento al Vangelo di Luca 16,13

“NON POTETE SERVIRE DIO E LA RICCHEZZA” (Luca 16,13)
La vita terrena comporta tante esigenze, pertanto è cosa necessaria avere una possibilità economica che serva per un giusto sostentamento. Ben diversa è la situazione di coloro che fanno del denaro un idolo,
facendolo diventare una preoccupazione primaria alla quale dedicare tempo e spazio senza scrupoli. Questa è una vera tentazione del demonio. Ma facciamo attenzione perchè quando si cerca una sicurezza sul denaro e non Dio, prima o poi si arriva al fallimento. La grazia da chiedere al Signore è di avere un buon lavoro che garantisca il necessario per tutto ciò che la vita comporta.
Una schiavitù da evitare
Dio, che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza, ha voluto che fossimo anche persone libere di decidere la strada da percorrere qui sulla terra. Abbiamo delle indicazioni preziose su come impostare e vivere la vita, sono i dieci Comandamenti avuti da Dio per mano di Mosè. A noi il dovere di metterli in pratica. È qui che entra in campo la libertà della persona umana. Purtroppo, un po’ tutti siamo raggiunti da false luci, da false idee che orientano la vita su strade sbagliate. Infatti, c’è chi considera il denaro, non necessario per le varie esigenze umane, ma come ricchezza indispensabile per stare bene; poiché certe ricchezze non bastano, alcune persone ricche, fanno di tutto per aumentare il loro capitale. Avviene poi che a causa della loro smisurata ricchezza, subentri la paura di essere continuamente derubati. Questa insaziabilità e questa paura portano le persone ad essere servi della ricchezza e non più servi di Dio. Si entra così in una schiavitù del denaro.
La strada giusta
“Siamo fatti per te, Signore ed è inquieto il nostro cuore finché non riposa in te“. Queste sono parole testimoniate dalla vita dei Santi, ma sono allo stesso tempo quelle che ciascuno di noi avverte. Infatti, la pace, e la serenità della vita la troviamo se ci mettiamo al servizio di Dio e non diventando schiavi del denaro. Mettersi al servizio di Dio, vuol dire impostare la vita come dono, essere cioè persone che non si chiudono di fronte al prossimo che soffre. È vero che noi non siamo in grado di risolvere certi problemi causati da guerre o da carestie, ma almeno potremmo non lamentarci di quello che abbiamo e, per quanto possibile, dare un aiuto concreto a chi si trova in difficoltà e non soltanto il superfluo di quello che abbiamo. La strada giusta è quella della carità, è coltivare una vera sensibilità nei confronti di chi vive nella sofferenza. Non chiudere gli occhi verso chi manca del necessario per andare avanti. Ci sono molti modi per aiutare il prossimo; quello che conta è fare tutto il possibile evitando la pigrizia, detta anche accidia, cioè la mancanza di coraggio per arricciarsi le maniche e accettare il sacrificio che può richiedere una certa iniziativa di carità. Non dimentichiamo che Gesù ha detto; “Chi ha dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli…in verità vi dico non perderà la sua ricompensa” (Mt.10,42). Questa è la strada giusta da seguire. Non perdiamo tempo in discorsi inutili e viviamo una vita da veri Cristiani. Così facendo sperimenteremo la ricompensa che il Signore darà ai suoi fedeli.
Maria, la nostra cara mamma, ci aiuti ad avere sempre un cuore aperto al prossimo.
Commento al Vangelo di Giovanni 3,15
COSI’ BISOGNA CHE SIA INNALZATO IL FIGLI O DELL’UOMO, PERCHE’ CHIUNQUE CREDE IN LUI ABBIA LA VITA ETERNA” (Gv.3,15)

Quello che Gesù ha fatto per la salvezza dell’umanità, lo comprenderemo pienamente solo nell’altra vita. Oggi, prendiamo atto che per i suoi meriti e in modo particolare per la sua Passione, Morte e Risurrezione, noi possiamo liberamente attingere alle sorgenti della Grazia e cioè a tutti i Sacramenti, alla preziosità del Vangelo e al quotidiano miracolo dell’Eucaristia. È un peccato avere nelle mani tesori così preziosi e non saperli valorizzare e vivere pienamente.
- “Chiunque crede in me abbia la vita eterna“
Il primo passo da compiere per valorizzare i doni ricevuti è un atto di fede in tutto quello che Gesù ha detto e ha fatto. Credere non vuol dire avere capito, ma riconoscere e avere piena fiducia nella Parola di Gesù; essere fermi nell’aderire a tutto quello che Lui dice. A coloro che hanno fede, Gesù assicura “la vita eterna”. Facciamo attenzione all’azione del demonio che fa di tutto per negare le grandi verità che noi Cristiani abbiamo riassunto nel Credo. Sia sempre ferma la nostra attenzione alla presenza di Gesù che mai ci lascia soli. Lui stesso ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20). Come Cristiani dobbiamo affrontare le varie situazioni della vita non da soli, ma con Gesù.
- Fu innalzato sulla croce
Al tempo di Mosè, il popolo si era lamentato per difficoltà che doveva sopportare sia per il cibo che per altri problemi generali. Fu una grande contestazione che venne poi punita con la comparsa di serpenti così velenosi e chi veniva morso, moriva. Pentito del male fatto, il popolo supplicò il Signore, tramite Mosè, che ebbe dal Signore il comando di mettere su un alto palo un serpente di bronzo; tutti coloro che l’avessero guadato sarebbero guariti dal morso velenoso.
Quello che è avvenuto in quel tempo si realizza oggi, se pur con modalità diverse. Le persone che si ribellano a Dio per mancanza di fede con bestemmie e le grandi ingiustizie che avvengono nel mondo, prima o poi verranno severamente punite se non avverrà prima una vera conversione. Gesù ci dona la possibilità di essere liberati da ogni peccato offrendo come prezzo di riscatto la sua sofferenza e morte in Croce. Oggi la liberazione dai nostri peccati, la possiamo ottenere attraverso il Sacramento della Confessione, con la quale, per mezzo del Sacerdote, vengono applicati i meriti ottenuti da Gesù che “Fu innalzato sulla Croce”.
- Il Sacramento
Non basta guardare il Crocifisso per essere liberati dal peccato. Gesù ha affidato il potere del perdono a Pietro quando a Cesarea di Filippo disse: “A te darò le chiavi del regno dei cieli e tutto quello che perdonerai sula terra sarà perdonato nei cieli” (Mt.16,19). Questa promessa fu poi confermata quando Gesù Risorto è apparso nel Cenacolo, ripetendo le stesse parole; quella fu la vera istituzione del Sacramento della Confessione. Rendiamo grazie infinite a Gesù per la possibilità che ci concede di poter sempre avere questo grande Sacramento.
Maria, la nostra mamma, ci aiuti a prendere coscienza dei doni che Gesù ci offre.
Commento al Vangelo di Luca 14,34
“BUONA COSA È IL SALE, MA SE ANCHE IL SALE PERDE IL SAPORE?” (Luca 14,34)

Ogni persona ha per sua natura dei talenti che vanno gestiti con saggezza. Sono le varie facoltà del corpo e dello spirito. Ciò che dobbiamo fare è cercare di gestire queste facoltà con intelligenza, in osservanza ai Comandamenti che il Signore ci ha dato. Purtroppo, nel mondo in cui siamo, così inquinato dal peccato, non è facile mantenere un giusto equilibrio nel compimento dei nostri doveri e nel rispetto delle facoltà che abbiamo.
- Pericoli da evitare
Molte volte le facoltà che abbiamo non le sappiamo gestire bene; anche la salute fisica non è facile mantenerla in buona forma. Quello che Gesù ci vuol dire quando parla di sale che perde il sapore, è di ascoltare la voce della coscienza.
– Uno dei pericoli da evitare è la superficialità. Non si può amare ciò che non si conosce, pertanto, si sbaglia facilmente quando non conosciamo bene il valore delle facoltà che abbiamo. È bene avere attenzione al modo in cui gestiamo la vita.
– Un secondo pericolo è voler fare le cose in fretta. Quante volte succede che facendo le cose in fretta e furia, poi alla fine dobbiamo ricominciare, oppure roviniamo il lavoro fatto da tempo. La fretta è sempre un pericolo da evitare.
– Da evitare è anche la paura del sacrificio. Manca molte volte la generosità di compiere certi gesti che comportano sacrifici e rinunce, ma come sappiamo, ogni cosa bella ha il suo prezzo. Dobbiamo quindi fare attenzione, perche dopo aver scelto ciò che è più facile e costa meno fatica, alla fine sciupiamo tutto.
– È importante nella vita non solo evitare il male, ma fare il bene. A volte ci viene richiesto di fare qualche servizio che comporta un certo sacrificio; per motivi non sempre giustificati, preferiamo evitare per la fatica che comporta. Non dimentichiamo quello che dice l’Apostolo Giacomo nella sua lettera:“la fede senza le opere muore” (Gc,2,26). Se manca la volontà di compiere opere di carità si rischia di avere delle crisi di fede o forme di anoressia spirituale.
- La strada giusta
In forza del Battesimo che abbiamo ricevuto, dobbiamo vivere e fare delle scelte di vita che siano veramente di Lode a Dio e di aiuto al prossimo. La strada giusta è essere sale che dà sapore. Accontentarsi di una vita che non dia fastidio a nessuno, è un vero peccato. Bisogna maturare, non invecchiare, Per tutti è quindi importante invocare lo Spirito Santo perchè ci conceda quel colpo d’ala utile a superare la pigrizia spirituale che serpeggia in molte persone. Non basta la buona volontà per debellare ogni forma di egoismo; la giusta terapia da seguire è una vita ordinata e una buona dose di coraggio nell’affrontare certi problemi che la vita presenta. Giova per arrivare ad essere persone significative, leggere e meditare la vita di alcuni Santi che con il loro esempio hanno veramente dato un grande impulso alla vita del loro tempo. La strada giusta da seguire è scegliere il passaggio per la porta stretta, rinunciando al desiderio della porta più comoda.
Chiediamo alla nostra mamma celeste un aiuto per essere sale che dà sapore.
Commento al Vangelo di Luca 14,4
“EGLI LO PRESE PER MANO, LO GUARI’ E LO CONGEDO'” (Luca 14,4)

La preziosa missione di Gesù, molte volte, è stata ostacolata da Scribi e Farisei che non hanno saputo riconoscere il dono che è stato offerto loro per la salvezza dell’umanità. Gesù ha fatto questo e continua a farlo con la sua presenza, con la sua parola e con i Sacramenti.
Un giorno di sabato, Gesù, sapendo di essere
osservato da persone che in modi diversi ostacolavano la sua missione, ha rivolto a loro questa domanda: “E’ lecito o no guarire di sabato?” (v.3), Scribi e Farisei, che erano legati scrupolosamente alle regole del sabato, non hanno voluto rispondere. Allora la risposta l’ha data Gesù stesso, compiendo un miracolo sotto i loro occhi. Era presente in quel luogo un uomo che aveva una mano paralizzata. “Gesù lo prese per mano, lo guarì” (v.4). Con questo miracolo Gesù ha voluto dimostrare che il bene va sempre fatto, anche se certe regole lo proibiscono nel giorno di sabato.
Un pericolo da evitare
La nostra vita terrena viene regolata da norme, che vanno osservate, ma dobbiamo fare attenzione a non cadere in un rigorismo che alla fine complica la vita stessa. Secondo la Legge, nel giorno di sabato non si potevano svolgere certe attività servili, neppure prendere del tempo per cucinare, oppure compiere un cammino che fosse più di novecento metri e atre cose ancora. Gesù con quel miracolo della mano guarita, ha voluto far capire che di fronte a necessità urgenti e, soprattutto, quando si tratta di fare il bene, non si manca alla Legge. La carità, un servizio necessario, una urgenza o altri casi, non devono essere considerati come delle trasgressioni alla Legge. Scribi e Farisei, invece, praticavano un rigorismo tale da complicare la vita. Ecco perchè Gesù è intervenuto. È sempre saggezza mantenere e vivere la vita con un saggio equilibrio. È sempre una mancanza, quando si agisce per eccesso o per difetto. La vita va regolata in modo da evitare agitazioni pericolose oppure pigrizie ingiustificate.
Amare il prossimo
Norma di vita fondamentale per tutti è di avere un vero, sincero e concreto amore per il prossimo. Questo comandamento regola ogni scelta della vita. Significativo è quanto si legge nella prima lettera di San Giovanni: “Chi non ama il fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1Gv.4,20). Non possiamo allora frequentare la Chiesa, ricevere l’Eucaristia e tante altre belle cose, se poi alla fine non amiamo il prossimo. Su questo punto dovremmo fare tutti un serio esame di coscienza. È facile trovare delle giustificazioni, ma davanti al Signore, che vede e conosce tutto della nostra vita, siamo chiamati ad agire con la massima trasparenza. Certamente, nella vita incontriamo persone non sempre simpatiche e brave. Siamo chiamati comunque ad amare ciò che Gesù ama, e sappiamo bene che Lui ama anche chi non è perfetto, anzi, Lui stesso ha detto di essere venuto non per i sani, ma per gli ammalati. Gesù vuole la conversione dei peccatori.
Maria ci aiuti ad avere un cuore aperto verso tutte le persone che incontriamo.
Commento al Vangelo di Luca 12,23
“UN TALE CHIESE A GESU’: SIGNORE, SONO POCHI QUELLI CHE SI SALVANO?” (Luca 12,23)

La domanda che un giorno la gente ha fatto a Gesù, oggi possiamo farla anche noi: “Signore sono pochi quelli che si salvano?” Gesù risponde con una considerazione molto efficace:
“Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perchè molti, io vi dico, cercheranno di entrare ma non ci riusciranno” (v.24). Gesù con queste parole ci fa capire che la salvezza si raggiunge se e nella misura in cui osserviamo i dieci Comandamenti e ogni insegnamento che Gesù ci ha dato. Si tratta, quindi, di un cammino che richiede un impegno costante e una buona dose di sacrificio. Avviene come quando si decide di raggiungere la vetta di un’alta montagna, il proposito diventa possibile, ma indubbiamente comporta una ferma volontà e una buona dose di sacrificio.
Il valore del sacrificio
Ogni cosa bella ha il suo prezzo. Ogni serio cammino spirituale comporta un certo sacrificio. Gesù è stato molto chiaro in merito quando ha detto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt.16,24). Il primo punto di questo programma di vita fa capire chiaramente quanto sia importante mettere a tacere il proprio io. Molte volte il nostro io, se non facciamo attenzione, prende campo e domina su quello che dobbiamo fare e sulle quotidiane decisioni che dobbiamo prendere; ecco perchè dice: “Rinneghi sé stesso”. Non è facile piegare il nostro punto di vista all’obbedienza che dovremmo avere alla Parola del Signore. Ciò diventa possibile con una buona dose di umiltà, ma proprio questo comporta sacrificio. Dopo questo primo richiamo, Gesù parla apertamente di croce: “Prenda la sua croce” e questo vuol dire accettare con generosità, senza lamentarsi tanto i problemi, quanto disagi, incomprensioni, malattie e altre cose che il vivere quotidiano comporta. Ogni giorno dobbiamo portare la nostra croce senza farla pesare alle persone che vivono con noi.
Non meno importante e di grande sacrificio è quello che Gesù chiede a coloro che intendono vivere da veri Cristiani: “E mi segua”. Praticamente è un preciso richiamo all’obbedienza che dobbiamo avere agli insegnamenti del Divino maestro, e ai Comandamenti che tutti conosciamo molto bene. Quante persone riescono a mettere in pratica, a vivere ogni giorno queste norme di vita? Gesù fa capire che “Pochi sono quelli che si salvano”, poche sono le persone che hanno la volontà e la forza di impostare e di vivere la vita secondo queste indicazioni.
La strada da seguire
Il primo atto da compiere per percorrere un cammino che sia veramente cristiano, è credere, porre piena fiducia nelle parole che Gesù dice. La fede, appunto, è riconoscere l’autenticità e il valore della Parola di Gesù. Detto questo, il cammino diventa possibile se sostenuto dalla preghiera, dai Sacramenti e dall’Eucaristia. Sempre dobbiamo invocare l’aiuto dello Spirito Santo. Una supplica particolare la dobbiamo poi a Maria, nostra mamma celeste, perchè con il suo intervento, ci renda forti e perseveranti nella fedeltà al suo Divin Figlio Gesù.
Commento al Vangelo di Luca 12,53

“SI DIVIDERANNO PADRE CONTRO FIGLIO, FIGLIO CONTRO PADRE” (Luca 12,53)
Gesù, con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione, ha segnato la storia dell’umanità. Con la parola, confermata da grandi miracoli, ha dimostrato ciò che i Profeti da secoli avevano profetizzato e cioè che era proprio Lui il grande atteso, il Salvatore, il Messia. Significativo è stato il giorno in cui Gesù, nella Sinagoga di Nazareth
dopo aver letto il testo di Isaia che dice: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione…a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc.4,18-19), al termine ha concluso dicendo: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che avete ascoltato” (v.21). Nessuno si aspettava da Gesù una tale dichiarazione. La reazione fu talmente sconvolgente e contraria al loro pensiero, che addirittura volevano gettarlo giù dal monte.
Una divisione che continua nel tempo
La incomprensione che c’è stata a Nazareth è praticamente continuata, in diversi modi, per tutto il tempo della missione di Gesù. Molti hanno creduto in Lui e lo hanno riconosciuto come il vero Messia, altri però lo hanno sempre contrariato, fino a farlo condannare a morte. Questa è stata la motivazione che ha fatto dire a Gesù: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisone” (v.51). È la divisione fra i credenti e coloro che hanno mancato di fede in Lui. Questa è la situazione di oggi, non è soltanto a livello di scelta personale, purtroppo chi non crede scatena vendette contro i Cristiani. La storia ha registrato grandi persecuzioni e tanti martiri. Continua ancora oggi questa cattiveria e questa crudeltà contro chi vive la propria fede in Gesù. Dicono che i martiri di oggi siano più numerosi di un tempo.
Fiducia
Con grande dolore viviamo questa persecuzione. Quante falsità vengo lanciate contro Gesù e la sua Chiesa. Quante persone soffrono per queste divisioni. Tutto questo è vero, ma non dobbiamo dimenticare quello che Gesù un giorno ha detto a Pietro:“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Mt.16.18), Tutti siamo nella sofferenza per questa divisione, per questa mancanza di pace; tutti, allo stesso modo, dobbiamo essere rasserenati dalla Parola di Gesù che anche in questi tempi è offeso e contrariato, ma che ha già la vittoria nelle sue mani.
Perseveranza
Come credenti in Gesù, dobbiamo confermare la nostra fede in Lui, con una vera e reale testimonianza, fatta di preghiere e di opere di carità. Se saremo perseveranti nell’evitare il male e fare il bene, potremo collaborare efficacemente al cammino di riconciliazione e di pace, tanto necessario per le famiglie e per il mondo intero. Sia questo il nostro impegno non fatto di parole, ma di azioni concrete.
Chiediamo a Maria il suo aiuto, tanto necessario per passare dalle parole ai fatti.
Commento al Vangelo di Luca 12,46
“IL PADRONE DI QUEL SERVO ARRIVERA’ UN GIORNO IN CUI NON SE L’ASPETTA E A UN’ORA
CHE NON SA, LO PUNIRA’ SEVERAMENTE” (Luca 12,46)

Siamo in commino sulla terra fino al giorno in cui per tutti arriverà il passaggio da questa vita alla vita eterna. Da nessuno però è conosciuto quel giorno, pertanto, è importante andare avanti, pronti a rendere conto a Dio di quanto abbiamo fatto e di quello che stiamo facendo. I problemi della vita quotidiana sono sempre così assillanti, che lasciano poco spazio al pensiero che la nostra vita sulla terra possa cessare da un
momento all’altro. È un fatto comune essere presi da un istinto naturale che ci fa pensare facilmente alla morte degli altri e non alla nostra possibile morte; questo è vero, ma come Cristiani dobbiamo fare tutto il possibile per essere coscienti circa la realtà de fatti.
Non la paura, ma la fiducia
I Santi ci dicono che la paura è la coda del diavolo. La vita va affrontata con una buona dose di coraggio, senza lasciarci prendere da false paure. La persona adulta sa bene che il cammino sulla terra è impegnativo per tutti, varia molto, a volte si possono trovare certe difficoltà che mettono alla prova anche le persone più robuste. Sull’esempio di San Paolo, è importante mettere in conto che dobbiamo saper combattere la buona battaglia e non gettare la spugna di fronte a problemi che sembrano più grandi di noi. Non siamo soli ad affrontare questa battaglia. Gesù ha detto ai suoi Apostoli che non li avrebbe lasciati soli: “Sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20). Assicurati dalla parola di Gesù, dobbiamo avere fiducia e saper sdrammatizzare certe situazioni delicate.
Essere perseveranti
Sapendo per fede, che non siamo soli nell’affrontare la vita, è importante essere vigilanti, coscienti dei nostri limiti e del momento presente così carico di incognite; dobbiamo anche fare tutto il possibile per superare con coraggio e perseveranza quello che la vita presenta, sostenuti dalla preghiera. Abbiamo una “Sorgente” a cui attingere luce e forza per andare avanti. Sono i Sacramenti, il Vangelo, la presenza costante di Gesù nell’Eucaristia e anche il sostegno della Chiesa con i suoi Ministri. Presumere di fare tutto da soli è un grande rischio, ma se con umiltà e fiducia facciamo riferimento alle sorgenti spirituali che abbiamo, diventa possibile vivere con serenità anche il pensiero della morte.
“A chi fu dato molto molto, molto sarà richiesto”
Gesù, oltre ad esortarci di essere sempre pronti per il momento del giudizio, ci dice anche che: “A chi fu dato molto, molto sarà richiesto”. Tutti abbiamo ricevuto dei talenti, non per tutti in quantità uguale, ognuno però dovrà rendere conto di come gli ha gestiti e se li ha fatti fruttare. Ogni persona, secondo le condizioni di vita in cui si trova, deve grazie alla buona volontà e alla Grazia di Dio, vivere il tempo che ha a disposizione, evitando il male facendo il bene. È così che i talenti giorno dopo giorno aumentano. Se prevale la pigrizia e non si lavora seriamente nella Vigna del Signore, alla fine saremo rimproverati. Dobbiamo arricchire davanti a Dio e questo avviene soltanto se osserviamo i Comandamenti e se facciamo opere di carità. Maria, la nostra cara mamma, ci aiuti ad essere persone vigilanti e generose.
