Commento al Vangelo di Giovanni 4,24
“DIO E’ SPIRITO, E QUELLI CHE LO  ADORANO DEVONO ADORALO IN  SPIRITO E VERITA’“ (Giovanni 4,24)

Gesù esorta le persone che lo seguono a vivere la preghiera come Adorazione. Questo vuol dire avere piena coscienza della presenza di Dio Padre, creatore del cielo e della terra. Avere coscienza della persona di Gesù, presente in modoparticolare nella Santa Eucaristia e la presenza dello Spirito Santo, che continua nel tempo come Luce che illumina nelle scelte fondamentali della vita e come Forza per compiere bene il nostro dovere. L’Adorazione, è mettersi in silenzio, debitamente raccolti e immersi in questa realtà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Si tratta di una immersione in un mistero che arricchisce ed effonde ovunque il suo flusso d’Amore.
- Lasciarsi avvolgere
Chi ama, si avvicina con delicatezza alla persona amata. Chi ama, si avvicina bussando alla porta dell’amata, proprio come si legge nell’Apocalisse “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap.3,20). È una realtà vissuta in piena libertà , senza nessuna forzatura, senza nessuna pressione indebita, dove emerge l’attesa gioiosa di Colui che desidera entrare. Se la persona accoglie così l’amato, se si lascia raggiungere e avvolgere dal suo amore, ottiene il dono di sperimentare anche il gesto di condividere un semplice pasto. È in questo clima di semplicità e di delicatezza che si realizza l’Adorazione in spirito e verità .
- Un Amore senza confini
Gesù quel giorno, al pozzo di Giacobbe, ha voluto rivelare alla Samaritana, ma oggi lo dice anche a me e a tutti, che “Dio è amore” (1Gv. 4,8), con tutte le caratteristiche che sono proprie del suo essere “Amore”. Nel colloquio avuto con lei, Gesù ha anche messo in evidenza che Dio si Adora non soltanto su di un monte qualsiasi o nel tempio di Gerusalemme, è possibile farlo in ogni luogo, perché ovunque è la sua presenza. L’Amore di Dio non ha confini, non è circoscritto in luoghi particolari, ma si manifesta in ogni tempo e in ogni luogo. La presenza di Dio è universale.
Per raggiungere la sintonia con Dio-Amore, dobbiamo essere liberi dal peccato, non essere legati a certi idoli, trovare il tempo e il luogo adatto per la preghiera.
- Un cammino di fede
Un programma di vita spirituale, affinché sia veramente efficace, deve avere le sue fondamenta sulla roccia, che è Cristo Gesù; determinante è il riferimento alla sua persona. Quotidiano deve essere un cammino di fede, l’impegno nella meditazione su come Gesù ha vissuto la sua missione qui sulla terra. Meditare con attenzione e perseveranza sul mistero della sua Incarnazione e su tutto ciò che è seguito fino alla sua Morte e Risurrezione. Non dobbiamo dare per scontato di saperne abbastanza sulla sua vita: Lui è un Tesoro così prezioso e così ricco di valori, che non è sufficiente una vita intera per conoscerlo pienamente.
La nostra cara mamma del cielo, ci aiuti in questo cammino di fede.
Commento al Vangelo di Matteo 17,3

“ED ECCO APPARVERO LORO MOSE’ ED ELIA Â CHE CONVERSAVANO CON LUI” (Matteo 17,3)
Significativa e preziosa è stata la Trasfigurazione di Gesù su quel monte. Gesù ha dato per tutti un segno visibile del suo essere il grande atteso, che i Profeti da secoli avevano annunciato. Accanto alla sua presenza con il suo volto che brillava come il sole e le sue vesti candide come la luce, sono apparsi Isaia, come rappresentante dei Profeti e Mosè, rappresentate della Legge. Le tre persone “Conversavano fra di loro”.La trasfigurazione è stata una preziosa conferma che Gesù ha voluto dare riguardo alla sua missione come Salvatore, non soltanto agli Apostoli presenti a quell’evento, ma al mondo intero.
- “Conversavano fra di loro“
Non sappiamo quali siano stati gli argomenti della conversazione fra Gesù, Isaia e Mosè, ma è presumibile pensare che abbiano parlato di quello che è stato detto e fatto per preparare l’avvento della Missione di Gesù. Per noi che viviamo in questo tempo, l’evento della Trasfigurazione rafforza la nostra fede nella persona di Gesù e della sua missione. È mancata in noi, e purtroppo manca ancora, la coscienza della preziosità del dono che Dio ha concesso all’umanità per liberarci dalla conseguenza del peccato. La trasfigurazione è un evento che oggi e nel tempo riempie il nostro cuore di speranza e di gioia.
- “Ed ecco una voce“
Mentre i tre Apostoli erano stupiti e meravigliati della visione avuta, “Una nube luminosa li coprì con la sua ombra”. Quella nube era molto più di una cosa naturale; essa racchiudeva in sé una potenza misteriosa e tale da far sussultare i tre Apostoli fino a farli cadere a terra. Quell’evento è stato un piccolo segno della potenza Divina. Quando facciamo la Comunione, se avessimo veramente fede, anche il nostro il cuore sussulterebbe per il dono e la potenza ricevuta.
Quasi non bastasse “ecco una voce dalla nube che diceva; Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (v.5). Una visione, un segno, una luce e poi la parola conclusiva: “Ascoltatelo“. Questo è il grande compito di ogni Cristiano: essere attenti a certi “Segni” e, in modo particolare, ascoltare con grande attenzione quello che il Signore ci dice.
- Una presenza
L’evento della Trasfigurazione di Gesù certamente è stato un incoraggiamento a Pietro, Giovanni e Giacomo in vista di quanto avrebbero poi vissuto nei giorni in cui Gesù subirà tanta cattiveria e persecuzione anche fisica; Allo stesso tempo, è stata una forte testimonianza della reale presenza di Gesù che non dovremmo mai abbandonare. Troppe volte, occupati e preoccupati dei nostri problemi umani, perdiamo la capacità di vivere “Rivolti alle cose di lassù” (Col.3,1), alla preziosa presenza di Gesù. Nel corso della nostra vita terrena, riusciremo a fare bene e con perseveranza il nostro dovere, nella misura in cui operiamo alla presenza di Gesù e siamo in comunione con Lui. Non è facile, ma questa è una componente indispensabile per chi vuol essere un vero Cristiano.
Maria ci aiuti a vivere le nostre giornate sempre in piena comunione con Gesù.
Commento al Vangelo di Matteo 4,4
“NON DI SOLO PANE VIVRA’ L’UOMO, MA DI OGNI PAROLA CHE ESCE DALLA Â BOCCA DI DIO” Â (Matteo 4,4)

L’azione del demonio è sempre attiva; è arrivato perfino a tentare Gesù nel deserto. Facciamo quindi attenzione anche noi, che siamo tanto poveri e fragili. Nessuno è confermato in grazia, pertanto è cosa buona essere ben corrazzati per non rimanere travolti da false idee o da pericolose tentazioni. Il modo sicuro per difendersi dal male è la preghiera; fatta bene, non formale o affrettata. Per tutti deve essere chiaro che solo nell’obbedienza al Vangelo si è rassicurati contro l’azione del demonio, che non risparmia nessuno e colpisce molto con astuzia.
- La risposta di Gesù alla tentazione
La prima considerazione da fare è che Gesù ha risposto alle richieste del maligno con parole della sacra Scrittura. Se siamo capaci di fare così anche noi, la vittoria è assicurata. Alla richiesta del demonio di trasformare quei sassi in pane, per Lui che digiunava da quaranta giorni, Gesù rispose: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Ecco il vero cibo a cui tutti dovremmo fare riferimento per vincere le tentazioni, e cioè leggere e meditare la Parola di Dio con perseveranza; leggere e meditare in modo particolare il Vangelo. La Parola di Dio, se letta e meditata bene, è veramente Luce che illumina il cammino che stiamo facendo e forza per rimanere fedeli ai nostri doveri.
Importante e veramente efficace per tutti, è vivere e stabilire in termini concreti un vero e sincero rapporto con Dio. A volte non si arriva a una sincera comunione con Dio perchè non vediamo realizzarsi certe grazie. Dio ha tempi e modi diversi dai nostri. Noi abbiamo un modo di pensare limitato, pertanto dovremmo avere fiducia in Dio anche quando non comprendiamo l’andamento di certi eventi storici e di altri che ci riguardano personalmente. I problemi comunque avranno buon fine se aspettiamo con santa pazienza i tempi di Dio, senza perdere la fiducia in Lui.
- Il bene è più forte del male
Viviamo in un mondo dove sembra che il male, prenda il sopravvento sul bene. Gravi sono certe ingiustizie, tradimenti, infedeltà , bestemmie, aborti, uccisioni, furti, abusi sessuali, adulteri e poi l’abbandono della preghiera e di ogni pratica religiosa. Di fronte a tante miserie morali, sembra che il male sia più grande e più forte del bene. Non lasciamoci ingannare. Il bene non fa rumore, ma nel silenzio e nel nascondimento, ci sono tante anime belle che testimoniano che il bene c’è ancora. Ciò che garantisce la realtà dei fatti, è la parola di Gesù che in termini molto chiari afferma che “Le forze degli inferi non prevarranno” (Mt.16,18). Procediamo quindi con fiducia, affrontando con fede le difficoltà che incontriamo sul nostro cammino. Quello che è importante, è di non combattere da soli la buona battaglia quotidiana, ma avere sempre come riferimento la presenza di Gesù che anche oggi ripete: “Sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi” (Mt.28,20). La comunione con Gesù garantisce la vittoria su ogni tentazione.
Invochiamo la protezione di Maria, contro ogni avversità della vita. Lei è per noi una mamma che ci ha dato un grande esempio, nel credere alla Parola di Dio.
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Commento al Vangelo di Matteo 5,33

“AVETE INTESO CHE FU DETTO AGLI ANTICHI: NON GIURERAI IL FALSO…MA IO VI DICO NON
GIURARE AFFATTO” (Matteo 5,33)
Il Signore ci ha dato il dono della parola così da poter dialogare fra di noi. Dovremmo far tesoro di questa facoltà e non usarla per discorsi inutili o, peggio ancora, per discorsi cattivi. Ci sono persone poi che con facilità fanno giuramenti, anche su cose da poco o peggio ancora su falsità . Giurare il falso non solo è peccato, ma Gesù dice: “Fu detto agli antichi: Non giurare il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti, ma io vi dico: non giurare affatto” (v.33). Come Cristiani sappiamo quanto sia prezioso il dono di poterci comunicare i nostri pensieri e le nostre azioni; proclamare la nostra Lode al Signore; sostenere e incoraggiare chi soffre. Con una semplice parola si può rendere felice e sostenere anche persone che sono in difficoltà .
- “Il coraggio della verità “
Gesù non solo condanna i giuramenti falsi, ma con fermezza esorta tutti a un comportamento sincero, trasparente, senza ambiguità , dire bianco se è bianco e dire nero se è nero. Come l’esperienza insegna, dire la verità non è facile e molte volte comporta sacrifici e avversità . La verità può anche ferire, ma è meglio accattare una ferita, che venire a sapere che alle spalle siamo criticati e giudicati anche con cattive intenzioni. Se una persona è sincera, se ha il coraggio di dire la verità , non cerca di garantire le sue affermazioni con tanti giuramenti, ma come dice Gesù non giura affatto. Una persona sincera viene molto apprezzata, non è così verso coloro che insistono con giuramenti per farsi accettare.
- Nulla sfugge alla mente di Dio
È importante rendersi conto che tutto è presente alla mente di Dio. Lui conosce non solo le parole, le azioni, ma anche le intenzioni con cui facciamo certe affermazioni o compiamo certe opere. La verità , la sincerità in questo mondo non è considerata un valore, ma davanti a Dio un giorno dovremo rendere conto di come abbiamo adoperato la preziosa facoltà della “parola”. Alcuni Santi ci dicono che dovremo rendere conto non solo del cattivo uso della “parola”, ma anche delle parole inutili che abbiamo tante volte pronunciato.
- Il valore del silenzio
C’è un modo di comunicare e di manifestare le proprie intenzioni non solo con la parola, ma anche con il silenzio. Penso che tutti abbiamo avuto la possibilità di sperimentare l’importanza del silenzio. Con il silenzio possiamo confermare o negare, possiamo dare risposte importanti, senza ricorrere a pericolosi giuramenti. Interessante un proverbio che dice: “Sta’ zitto e apri bocca soltanto se quello che dici è migliore del silenzio”. Con Dio si dialoga più con il silenzio che con le parole; questo viene confermato dall’ esperienza dei Santi. Noi non siamo Santi, ma come Cristiani abbiamo il dovere di gestire bene il dono che abbiamo della parola. Un significativo esempio l’abbiamo in San Domenico che “O parlava di Dio o parla con Dio”. Con la giusta parola e con un delicato silenzio, cerchiamo di vivere ogni giorno la nostra relazione con Dio e con il prossimo.
Maria ci aiuti ad essere delle persone capaci di gestire bene il dono della parola.
Commento al Vangelo di Matteo 5,16

 “RISPLENDA LA VOSTRA LUCE   DAVANTI AGLI UOMINI” (Matteo 5,16)
Con il Sacramento del Battesimo la nostra vita terrena assume un particolare valore, perchè ci rende membra della famiglia di Dio e, quindi, con il prezioso dono di essere veramente suoi figli. Oggi possiamo chiamare Dio a pieno titolo “Padre nostro”. Questo è un grande dono, ma anche una grande responsabilità . Tutti abbiamo dei diritti e dei doveri da compiere. Viviamo la gioia e il dono ricevuto; mettiamoci tutta la buona volontà per essere obbedienti a ciò che Dio, nostro Padre ci chiede. Compiere la volontà di Dio, non è sempre facile, a volte esige anche sacrificio, ma il risultato è davvero una benedizione. L’obbedienza ai Comandamenti e a tutto ciò che il Vangelo insegna, apre orizzonti nuovi e ci fa sentire pienamente realizzati. Ben diversa è la condizione di coloro che, pensando di essere persone autosufficienti, impostano la vita secondo i criteri e le leggi di questo mondo. Non lasciamoci ingannare dal demonio.
- “Risplenda la vostra luce“
Come figli di Dio, non ci viene richiesto qualcosa che non sia possibile secondo le nostre condizioni, ma certo ci esorta a camminare sempre sulla strada giusta. Per la nostra fragilità perdiamo a volte la strada buona, Dio che è Padre, ci offre per mezzo del Sacramento della Confessione la possibilità di riprendere il cammino.
Si diventa luce per i fratelli nella misura in cui siamo obbedienti alla Parola e viviamo la comunione con Gesù. Un grande esempio l’abbiamo da San Paolo quando disse di sé stesso: “Per me, infatti, il vivere è Cristo” (Fil.1,31) Gesù ci esorta a una delicatissima intimità con Lui dicendo: “Rimanete nel mio Amore” (Gv.15,9). Questo livello di vita spirituale non si raggiunge da soli, ma con un aiuto particolare dello Spirito Santo; ecco perchè lo dobbiamo invocare con frequenza.
- Essere dei testimoni
Come portatori di luce siamo chiamati a compiere questo delicato compito là dove viviamo, in casa, nel proprio ambiente di lavoro, ovunque. Un compito però che non si assolve con semplici parole, ma va vissuto da veri testimoni, e cioè da persone che trasmettono agli altri quello che hanno vissuto e che vivono personalmente. Non posso dare agli altri quello che non ho. È difficile diventare veri testimoni. Chi è chiamato alla predicazione, chi è catechista, non dovrebbe mai predicare una verità senza averla personalmente vissuta o comunque con un serio proposito di viverla integralmente.
- È Gesù che dobbiamo testimoniare
Molte sono le verità che siamo chiamati ad annunciare ai nostri fratelli, ma tutte devono avere un unico riferimento: la persona di Gesù, il suo volto, il suo Amore, la sua missione, dall’Incarnazione fino alla sua morte e Risurrezione.
Non è certamente un compito facile fare in modo che tutte le verità della fede abbiano come riferimento la persona di Gesù, ma questo è il mandato che Gesù ha dato ai suoi discepoli e quindi ai loro successori.
Chiediamo a Maria la grazia di essere dei veri testimoni del suo Figlio Gesù.
Commento al Vangelo di Matteo 5,7

“BEATI I MISERICORDIOSI PERCHE’ TROVERANNO MISERICORDIA†(Matteo 5,7)
Preziose e interessanti sono le Beatitudini che Gesù ci ha fatto conoscere per vivere bene la vita cristiana. Tutte le Beatitudini vanno meditate e soprattutto vissute in temini concreti; grande valore ha anche la seguente: “Beati i misericordiosi perchè troveranno misericordiaâ€. Il termine “misericordia†va considerato nel suo duplice aspetto.
- il primo aspetto indica il perdono che sempre dovremmo avere per un’offesa ricevuta o per un’ingiustizia subita. Non è facile perdonare, ma così si prega nel Padre nostro: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitoriâ€. Se non trovo il coraggio di perdonare il mio prossimo, come posso pretendere di avere il perdono da Dio? Se ci mettiamo buona volontà , con l’aiuto del Signore, si arriva al perdono, anche in situazioni difficili e che sembrano impossibile da superare.
- Un secondo significato del temine misericordia, è quello di trovare il coraggio e il modo giusto per prestare aiuto a persone in difficoltà . Oggi sono molti i casi di persone in difficoltà sotto vari aspetti. Certamente non siamo sempre in grado di provvedere a tutto, ma dove è possibile non possiamo sottrarci al servizio richiesto. Significativa è la parabola del buon Samaritano, che a differenza di quel religioso che non ha dato aiuto a quell’uomo che era stato derubato e ferito, lui, il Samaritano, per aiutarlo ci ha rimesso di persona, di tempo e di denaro. Da considerare poi che molti sono i casi dove non si tratta solo di necessità fisiche, ma spirituali. Ciascuno è chiamato a dare quello che ha e nella misura di cui dispone; importante è che si vinca ogni forma di egoismo.
- Alla base di ogni Beatitudine sta il comandamento dell’amore; “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi†(Gv. 13,34). Verso tutti abbiamo il dovere del rispetto. Con le persone che conosciamo per motivi più personali è bene avere una serena cordialità . Con persone che ci legano grazie a una parentela umana o spirituale, la relazione deve avere un carattere più intimo. Ecco, le Beatitudini ci indicano come dovremmo comportarci nelle diverse situazioni. Dobbiamo fare tutto il possibile per evitare discussioni inutili e velenose gelosie, in assoluto dobbiamo evitare di recare del male alle persone. Grazie ai Comandamenti che Dio ha dato da osservare, Gesù, non solo conferma i dieci punti della Legge, ma completa il comportamento che dovremmo avere nella vita con le nove Beatitudini. Gesù lo conferma dicendo: “Non sono venuto ad abolire, ma a dare compimento alla Leggeâ€. Alcuni pensano che i Comandamenti siano ormai sorpassati e invecchiati, ma la Parola di Dio è da sempre e per sempre. Lo spirito che dobbiamo avere come Cristiani, è di fare tutto il possibile per corrispondere all’Amore che Gesù ha per noi con l’obbedienza alla sua Parola. Se questo avviene, nasce spontaneamente nel cuore Amore, gioia e pace. Ben diverso è lo stato d’animo quando una persona vive nel peccato.
La nostra cara mamma celeste ci sostenga con la delicatezza del suo amore.
Commento al Vangelo di Matteo 4,22
“LI CHIAMO’, ED ESSI SUBUTO LASCIARONO Â LA BARCA E IL LORO PADREÂ Â E LO SEGUIRONO” (Matteo 4,22)

Gesù ha voluto unire alla sua Divina missione alcune persone che avrebbero poi in seguito dato testimonianza e continuità alla sua opera. Così ha iniziato a chiamare Pietro e Andrea, poi Giacomo e Giovanni che, come pescatori, erano impegnati nel preparare le reti per la pesca. Ciò che meraviglia in queste chiamate, è la tempestività della loro risposta: “Subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono” (vv.20-22). Questo vuol dire che Gesù li ha raggiunti con una grazia particolare prima che con la sua Parola. Gesù è Dio pertanto le sue azioni hanno sempre l’impronta della sua natura Divina. Ogni vocazione alla vita Consacrata, nelle sue forme diverse, è frutto di una Grazia che va accolta e portata a termine con fedeltà .
- Un cammino con GesùÂ
Ogni persona è chiamata, nel corso della propria vita terrena, ad assolvere un suo compito particolare e questo dovrebbe essere fatto sempre con competenza e generosità . Alcune vocazioni hanno però dei compiti singolari e per questo svolgono un cammino di preparazione prolungato. Così è stato per gli Apostoli che Gesù, dopo averli chiamati, ha voluto che rimanessero con Lui giorno dopo giorno, per essere poi in grado di affrontare bene la missione affidata loro.
Ogni persona ha il dovere di consolidare la propria chiamata con una intensa e quotidiana vita spiritual, fatta di preghiera e di comunione con Gesù, così come è stato per gli Apostoli. Generosamente deve essere accettato il sacrificio che comporta lo studio e la preparazione alle varie discipline. Sarà poi lo Spirito Santo a rendere fecondo il personale cammino vocazionale.
- Chiamati a collaborare
In nome di una fraternità cristiana, che non dovrebbe mai mancare, tutti abbiamo il dovere di collaborare per il buon esito delle vocazioni, specialmente quelle al Sacerdozio e alla vita Religiosa. La prima cosa da fare è pregare perchè il Padre mandi ancora operai nella sua messe. Le vocazioni alla vita Consacrata sono un dono per tutta la comunità cristiana. Il Santo Curato D’Ars diceva che: “Quando l’ultimo Sacerdote, dirà l’ultima Messa, quello sarà l’ultimo giorno della vita sulla terra”. Questo è vero, perchè celebrando la Santa Messa, il Sacerdote offre al Padre il Sacrificio di Cristo, che si attualizza nel tempo presente, per la salvezza dell’umanità . Quando verrà meno questo Sacrificio, sarà la fine del mondo.
Non deve mai mancare per le vocazioni una sincera preghiera, perchè chi è chiamato al Sacerdozio o alla vita Religiosa, sia sempre fedele e perseverante nel compimento del proprio Ministero, anche durante le inevitabili difficoltà che la vita terrena comporta. Viviamo dunque con generosità questa buona azione di carità . Uno dei modi più efficaci per assolvere questo dovere, è prendere del tempo per stare davanti a Gesù in Adorazione; ogni giorno è solennemente presente nelle Cappelle di Adorazione Perpetua che abbiamo al Chiesino di San Paolo e alla Sacra Famiglia. Gesù ci ascolterà e quello sarà un tempo fecondo per tutti.
Maria sostenga con il suo materno aiuto tutti i chiamati alla vita Consacrata.
Commento al Vangelo di Giovanni 1,32
“GIOVANNI TESTIMONIO’ DICENDO: HO CONTEMPLATO LO SPIRITO DISCENDERE COME UNA COLOMBA DAL CIELO E RIMANERE SU DI LUI†(Giovanni 1,32)

Significativa e importante è stata la testimonianza di Giovanni Battista il giorno in cui ha battezzato Gesù nel Giordano. Al termine del Battesimo “Testimoniò di aver contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su Gesùâ€. Lo Spirito Santo in quel momento ha dato un segno della sua Presenza.La testimonianza di Giovanni Battista, sia anche per noi un forte richiamo riguardo alla fede che dobbiamo avere nella presenza e nell’azione dello Spirito Santo; a Lui chiediamo Luce per capire come stanno le cose e forza per metterle in pratica.
- Quella voce
Al segno della presenza dello Spirito Santo, fu seguita una voce che con la solennità del momento ha proclamato: “Questo è il Figlio mio, l’amato: in Lui ho posto il mio compiacimento†(Mt.1,17). Quella era la voce del Padre che esortava i presenti a rinnovare la propria fede in Gesù vero Dio e vero uomo. Questo è l’atto di fede che deve trovare in noi piena adesione, senza ritardi, senza tentennamenti. Forse troppe volte viviamo momenti di preghiera, ma non momenti di fede, di intimità , di relazione con la preziosa realtà di Gesù.
- Ascoltatelo
Se veramente crediamo in Gesù, se il nostro amore per Lui è sincero, piena deve essere la nostra fiducia nella sua Parola. Non ha significato cercare una comunione con Gesù senza dimostrare la nostra fiducia e la piena obbedienza alla sua Parola. Avere fede vuol dire proprio: riconoscere il valore, l’autorità , l’autorevolezza della Parola di Gesù, che troviamo chiaramente scritta nel santo Vangelo. L’obbedienza diventa così il nostro modo per corrispondere all’Amore che Gesù ha per noi. Cerchiamo di essere obbedienti alla sua Parola anche quando l’obbedienza comporta sacrifici; in quelle circostanze l’atto di fede compiuto acquista un valore spirituale ancora più grande.
- Il nostro battesimo
Cosa buona e certamente efficace è ripensare al nostro Battesimo, ricevuto quando ancora eravamo incapaci di intendere e di volere, ma che ora abbiamo il dovere di prenderne coscienza sia in merito al valore spirituale che comporta, quanto ai doveri che esige. Il Battesimo è un Sacramento indelebile, il cui vincolo durerà per sempre. È il Battesimo che ci ha resi figli di Dio, membra vive della famiglia di Dio, la Chiesa, e testimoni del Vangelo. In forza del Battesimo siamo chiamati ad osservare i Comandamenti e ad amare Dio e il prossimo come Gesù ci ha insegnato. Chiediamo allo Spirito Santo che ci renda persone capaci di vivere con gioia la preziosità di questo Sacramento. Se avremo la grazia di essere perseveranti, sperimenteremo grande pace.
Maria ci aiuti a mettere in pratica le promesse battesimali.
Commento al Vangelo di Giovanni 1,11

“VENNE FRA I SUOI E I SUOI NON LO HANNO ACCOLTO”                                     (Giovanni 1,11)
Nella vita esistono alcune realtà così preziose che noi umanamente non siamo in grado di comprendere pertanto, è solo con la fede che possiamo arrivare a certe verità . Una verità di fede di massima importanza è l’evento storico della Incarnazione e cioè di
Gesù che per liberarci dal peccato ha assunto e unito alla sua natura Divina la natura umana. Gesù, che da sempre è Dio, ora è anche vero uomo.
Un dono da accogliere
Quando si riceve un dono, è naturale saperlo valutare per quello che è, poi nasce per naturale conseguenza l’atto di ringraziamento verso il donatore. Solamente in Paradiso sapremo valutare il valore e la preziosità della Incarnazione di Gesù.
La realtà che abbiamo davanti a noi, è che “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (v.14). Non solo abbiamo il dono della Incarnazione di Gesù, ma anche il dono di averlo in mezzo a noi. Coscienti di un dono così grande dovremmo metterci in ginocchio e testimoniare così tutta la nostra riconoscenza. Purtroppo, quello che è stato al tempo di Gesù, avviene anche oggi, e cioè sono ancora molte le persone che non credono e quindi non accolgono il dono della presenza di Gesù. Non tocca a noi giudicare, ma non si può rimanere indifferenti.
Un cuore libero
La vita qui sulla terra comporta tante necessità , ma è pur vero che non tutto quello che facciamo è strettamente necessario. Con l’aiuto dello Spirito Santo, dobbiamo avere il coraggio di non sprecare del tempo in cose non hanno significato e, peggio ancora, in atti e pensieri che non sono conformi alla volontà di Dio. E’ il demonio che ci trascina in situazioni negative. Come Cristiani dobbiamo avere il coraggio di fare una scelta di vita dove il cuore rimanga sempre libero e non soffocato da occupazioni e preoccupazioni che non sono utili al cammino che stiamo facendo.
Siamo chiamati ad avere un cuore aperto ai doni che Gesù continuamente ci offre. Un cuore che si apre ogni volta che Gesù bussa alla porta e chiede di poter entrare per farci partecipi del suo Amore, della sua Grazia. Se per causa di certi nostri eccessivi attaccamenti ai beni della terra, non apriamo la porta a Gesù, oppure non facciamo spazio a Lui nel nostro cuore, si cade in una forma di aridità spirituale dalla quale si esce con difficoltà .
Un sincero atto di fede
Con gioia dovremmo accogliere la presenza di Gesù. In Lui riporre tutta la nostra fiducia. Determinante è essere attenti alla sua Parola, a quello che ci fa capire o che ci comunica nei Vangeli scritti. Una Parola da vivere, da mettere in pratica senza esitazioni e con tempestività . Così facendo ecco il risultato: “A quanti però lo hanno accolto ha dato di poter diventare figli di Dio” (v.12). Poter chiamare Dio come Padre è veramente una grazia che non dovremmo mai dimenticare. Sia concreto quindi il nostro impegno nell’accogliere con fede sincera la verità di Gesù che ogni giorno possiamo incontrare e anche ricevere nell’Eucaristia e diciamo grazie, non con semplici parole, ma con l’obbedienza alla sua Parola.
Sempre invochiamo Maria, perchè ci sostenga nel nostro quotidiano cammino.
Commento al Vangelo di Matteo 2,21

“GIUSEPPE SI ALZO’, PRESE IL BAMBINO Â E SUA MADRE ED ENTRO’ NELLA TERRA Â DI ISRAELE”. Â (Matteo 2,21)
Dopo l’esilio in Egitto, Giuseppe viene avvertito dall’Angelo che adesso, essendo morto Erode, può ritornare in Israele. Così la piccola famiglia, già perseguitata dal suo inizio, compie il viaggio di ritorno alla sua patria. Giuseppe obbedisce alla voce dell’Angelo, ma entrato in Israele, avendo saputo che regnava il figlio di Erode, “Si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazareth” (v.23). Dio aveva per Giuseppe un progetto particolare e lui è stato capace di accettarlo e di viverlo con fede e con grande generosità . A Nazareth, la piccola famiglia viveva in modo semplice, osservando tutto quello che esigeva la vita comune. Interessante è il fatto che per tutti gli anni passati in quella cittadina, nessuno avesse notato in loro dei comportamenti tali da far pensare a qualcosa di straordinario. Ogni sabato partecipavano con fedeltà al momento di preghiera nella Sinagoga ed erano sempre disponibili a ciò che veniva richiesto. Giuseppe ebbe poi il compito di avviare il piccolo Gesù alle varie necessità della famiglia; crescendo, collaborava con lui nel quotidiano lavoro, tanto necessario per sostenere le spese della famiglia. Una vita, quella di Gesù, carica di mistero, vissuta nelle normalità delle cose e a tutti nascosta fino al giorno in cui ha dato inizio alla missione Divina. Con fedeltà Giuseppe ha concluso la sua vita terrena fra le braccia della sua sposa Maria e di suo figlio Gesù.
- Una carità vissuta
La carità non è una virtù che esprimiamo con semplici parole, oppure con lunghe considerazioni su certi eventi. Se una persona ha carità , mette a disposizione le risorse che può, contribuendo alla soluzione dei vari problemi. Certamente, non tutte le situazioni che incontriamo nella vita possono essere risolte. Con un reale spirito di sacrificio, tutti dovremmo contribuire alle necessità del prossimo. Giuseppe ha vissuto pienamente e in termini concreti la virtù della carità con perseveranza, con fede e con amore. Non è stato facile mantenere il segreto sul piano che Dio Padre stava portando avanti con loro, ma così è stato e noi oggi ne siamo beneficati. Imitiamo l’esempio di San Giuseppe cercando di vivere non ad occhi chiusi e fissi soltanto sui nostri problemi; impariamo a donare quello che possiamo a chi si trova in difficoltà . Teniamo presente le parole di San Giacomo, il quale ci dice che “la fede senza le opere è morta” (Gc.2,26). Le opere di carità , quindi, sono un vero consolidamento della fede.
- Una vocazione da vivere    Â
Dio creatore ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. Ogni persona ha ricevuto in dono dei talenti che deve saper usare con saggezza e competenza. Grave è il peccato di coloro che non si impegnano nell’esercitarli; peggio ancora, per chi li usa male. La vita è un lungo cammino durante il quale, ogni giorno, dobbiamo mettere a disposizione i nostri talenti a servizio del bene comune. Ognuno ha una propria vocazione da vivere. Imitiamo l’esempio di San Giuseppe che, grazie alla sua obbedienza, ha meritato un posto privilegiato nella storia della salvezza Che lo Spirito Santo illumini il cammino che siamo chiamati a compiere qui sulla terra.
La nostra mamma celeste ci aiuti a vivere la nostra vocazione con generosità .
