Commento al Vangelo di Matteo 5,33

“AVETE INTESO CHE FU DETTO AGLI ANTICHI: NON GIURERAI IL FALSO…MA IO VI DICO NON
GIURARE AFFATTO” (Matteo 5,33)
Il Signore ci ha dato il dono della parola così da poter dialogare fra di noi. Dovremmo far tesoro di questa facoltà e non usarla per discorsi inutili o, peggio ancora, per discorsi cattivi. Ci sono persone poi che con facilità fanno giuramenti, anche su cose da poco o peggio ancora su falsità. Giurare il falso non solo è peccato, ma Gesù dice: “Fu detto agli antichi: Non giurare il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti, ma io vi dico: non giurare affatto” (v.33). Come Cristiani sappiamo quanto sia prezioso il dono di poterci comunicare i nostri pensieri e le nostre azioni; proclamare la nostra Lode al Signore; sostenere e incoraggiare chi soffre. Con una semplice parola si può rendere felice e sostenere anche persone che sono in difficoltà.
- “Il coraggio della verità“
Gesù non solo condanna i giuramenti falsi, ma con fermezza esorta tutti a un comportamento sincero, trasparente, senza ambiguità, dire bianco se è bianco e dire nero se è nero. Come l’esperienza insegna, dire la verità non è facile e molte volte comporta sacrifici e avversità. La verità può anche ferire, ma è meglio accattare una ferita, che venire a sapere che alle spalle siamo criticati e giudicati anche con cattive intenzioni. Se una persona è sincera, se ha il coraggio di dire la verità, non cerca di garantire le sue affermazioni con tanti giuramenti, ma come dice Gesù non giura affatto. Una persona sincera viene molto apprezzata, non è così verso coloro che insistono con giuramenti per farsi accettare.
- Nulla sfugge alla mente di Dio
È importante rendersi conto che tutto è presente alla mente di Dio. Lui conosce non solo le parole, le azioni, ma anche le intenzioni con cui facciamo certe affermazioni o compiamo certe opere. La verità, la sincerità in questo mondo non è considerata un valore, ma davanti a Dio un giorno dovremo rendere conto di come abbiamo adoperato la preziosa facoltà della “parola”. Alcuni Santi ci dicono che dovremo rendere conto non solo del cattivo uso della “parola”, ma anche delle parole inutili che abbiamo tante volte pronunciato.
- Il valore del silenzio
C’è un modo di comunicare e di manifestare le proprie intenzioni non solo con la parola, ma anche con il silenzio. Penso che tutti abbiamo avuto la possibilità di sperimentare l’importanza del silenzio. Con il silenzio possiamo confermare o negare, possiamo dare risposte importanti, senza ricorrere a pericolosi giuramenti. Interessante un proverbio che dice: “Sta’ zitto e apri bocca soltanto se quello che dici è migliore del silenzio”. Con Dio si dialoga più con il silenzio che con le parole; questo viene confermato dall’ esperienza dei Santi. Noi non siamo Santi, ma come Cristiani abbiamo il dovere di gestire bene il dono che abbiamo della parola. Un significativo esempio l’abbiamo in San Domenico che “O parlava di Dio o parla con Dio”. Con la giusta parola e con un delicato silenzio, cerchiamo di vivere ogni giorno la nostra relazione con Dio e con il prossimo.
Maria ci aiuti ad essere delle persone capaci di gestire bene il dono della parola.
